mercoledì 28 luglio 2010

Ecologia del vivere: comunità trasversali e "Creativi culturali".


di Stefania Taruffi
Non tutti sanno esattamente chi siano i ‘Creativi Culturali’ eppure solo a sentirlo il termine piace molto: la creatività nella cultura porta sempre novità e cambiamenti. Essi sono salutari nelle società ‘stanche’ e svuotate nell’anima. Ma chi sono i Creativi Culturali ? Si tratta di una comunità trasversale molto diffusa in tutto il mondo, che sta diventando la protagonista di un nuovo modello culturale basato sulla qualità della vita, applicabile in tutti i campi: la famiglia, gli affetti, l’ambiente, la salute psicofisica, la realizzazione personale, l’impegno, il senso di responsabilità, il progetto di un’economia etica, la ricerca del benessere nel lavoro e in assoluto, nella vita. E’ questo l’identikit tracciato nel libro “Creativi Culturali- Persone nuove e nuove idee per un mondo migliore” di Enrico Cheli e Nitamo Montecucco, con la partecipazione di Ervin Laszlo e Paul H. Ray- Xenia Edizioni, in cui per la prima volta si analizza questo movimento raccogliendo i risultati di ricerche sociologiche raccolte in Italia, America, Francia, Giappone, con un linguaggio comprensibile a tutti. Il risultato è sorprendente: 80 milioni di persone nel nostro pianeta si riconoscono nel profilo dei Creativi Culturali. In Italia il 35% dei 1728 intervistati. Tutti insieme, stanno creando un movimento trasversale capace di riscrivere le priorità e definire con chiarezza valori e bisogni. Essi non sono ancora emersi come fenomeno perché non sono rappresentati da club ufficiali, organizzazioni, chiese, o gruppi politici: sono appunto ‘trasversali’, al punto, sostiene Paul H. Ray, da aver deciso la vittoria elettorale di Barak Obama. E’ una società invisibile che cresce del 3 per cento l’anno, un modus vivendi che permea le esistenze di molte persone. Lo possiamo misurare attraverso l’aumento dell’interesse per i prodotti naturali, per le medicine alternative, i seminari e corsi legati alla crescita spirituale e allo sviluppo personale, per la ricerca di una dimensione lavorativa più umana e accettabile, poiché sono in pochi a credere ormai che nel lavoro si possa trovare la felicità. Specie in questo momento storico in cui assistiamo a una triste mancanza di prospettive, di carriere, di traguardi raggiungibili, di possibilità di scegliere il mestiere preferito. I Creativi Culturali sono coloro che trovano il coraggio di fare scelte difficili, piccoli o grandi cambiamenti di vita per raggiungere una maggiore serenità, un equilibrio con se stessi e con gli altri, in un certo senso, la felicità. E questa felicità la cercano soprattutto (per trovarla) nella ‘qualità della vita’, che oggettivamente risiede in ogni dimensione equilibrata sia nella sfera personale e familiare, che in quella sociale, ambientale e planetaria. La scelta di un’etica di vita meno legata al superfluo, al materialismo, quanto piuttosto ancorata ai valori e agli affetti. Solidarietà contro individualismo, autorevolezza anziché autoritarismo, cooperazione anziché competizione. Chi può essere contrario? Siamo in molti a ritrovarci in questi valori e dunque i Creativi Culturali, che non si definiscono tali, ma vivono secondo questi modelli, sono molti di più di quelli intervistati e si nascondono tra le persone comuni. E si sa, le più grandi rivoluzioni si formano nell’humus delle vite comuni, nascono dai bisogni concreti della gente che, stanca, propone nuovi modelli culturali. E con internet, la loro diffusione e condivisione è capillare e veloce. Sarebbe auspicabile ritrovare qualche Creativo Culturale anche in politica, o nei posti-chiave di aziende e strutture pubbliche, ma i cambiamenti più difficili, si sa, sono lenti, tuttavia, si spera, non impossibili.
Foto in licenza CC: Julia

giovedì 22 luglio 2010

Ecologia del vivere: Il nuovo lusso- Cibo.


di Stefania Taruffi
Anche nel cibo il nuovo lusso si contraddistingue con uno stile più personale, misurato, essenziale, eco-compatibile. Soprattutto deve rappresentare l’essenza della ‘qualità’, che non è più insita nei prodotti esclusivi, costosi e gourmand, quanto piuttosto in quelli rispettosi dell’equilibrio del pianeta. Quello che interessa oggi è il valore etico, ecologico e sociale espresso dal cibo. Sta emergendo, infatti, una nuova ‘cultura alimentare’ che è permeata di orgoglio delle proprie radici e d’impegno nel salvaguardare le varietà locali della terra in cui viviamo. Dopo il boom del biologico, che tiene conto dell’intero ecosistema agricolo senza l’utilizzo di fitofarmaci o concimi chimici e con attenzione all’impatto ambientale, sono tornati ora di moda tra gli eco consumatori l’orticello casalingo e la carne a chilometro zero (così si elimina la CO2 emessa durante i trasporti). Una mela raccolta con le proprie mani, la verdura che arriva dal proprio orto (anche al mare o in città), un olio prodotto come duemila anni fa con le olive raccolte in Sicilia, sulle terre sottratte alla mafia in aree riqualificate con le armi del gusto e dell’impegno sociale. Non solo sono importanti i valori nutrizionali del cibo, ma anche la provenienza e la garanzia di genuinità. Mangiare ‘buono e pulito’, arricchendo la propria tavola di prodotti equo-solidali che ci danno l’illusione di poter contribuire a migliorare il mondo. E’ questo il ‘plus’ che sta emergendo dalle nicchie degli attivisti e dai salotti chic dove non sono più allestiti banchetti trionfanti di abbondanza e spreco. Invece del caviale russo, va di moda quello allevato nel parco del Ticino, una realtà agricola protetta con prodotti certificati bio, formaggi e ricottine di origine controllata. Anche il nostro spumante batte in popolarità lo champagne. L’esclusività è data dal mangiare il cibo della propria regione, spesso di un produttore specifico dal quale si può acquistare direttamente, riducendo così i passaggi, diminuendo i prezzi al consumo e salvaguardando la freschezza e la genuinità del prodotto. L’ultima tendenza eco-chic è il progetto ‘Le verdure del mio orto’ (www.leverduredelmioorto.it), che ci dà la possibilità di scegliere la pezzatura del terreno in una certa regione, decidere quali ortaggi far coltivare e poi riceverli direttamente a casa pagando una quota periodica.
E non dimentichiamo anche il ‘design’: mangiamo prima con gli occhi che con la bocca, pertanto l’aspetto deve essere curato e l’accostamento dei colori, impeccabile. Ed ecco che nella buona tradizione del nuovo lusso, il piatto ci dona anche un’emozione attivando tutti i nostri sensi. E intanto, ci racconta una storia: del luogo di provenienza che ci evoca o dell’amore che abbiamo infuso noi stessi nella terra, riappropriandoci di un contatto con essa, ormai perso nelle strade della modernizzazione.

Foto in licenza CC: Candido33

lunedì 12 luglio 2010

Ecologia del vivere: Il nuovo lusso - Viaggi.


di Stefania Taruffi
Da qualche tempo ci vengono proposti slogan del tipo: “Non è importante la meta, quello che conta è il viaggio”. Questo riflette la nuova concezione di vita (e di viaggio) che sta emergendo negli ultimi anni, finalizzata a un ‘percorso’ emotivo, slegato da un obiettivo preciso. Non è tanto il ‘luogo’ di destinazione che conta, ma quello che esso rappresenta per noi, le emozioni che esso ci provoca nel raggiungerlo e viverlo. Viaggiare è sempre più il piacere di confrontarsi con culture che alimentano la nostra conoscenza, abbandonare i confini del quotidiano, della routine piena di doveri e sacrifici, di ‘gabbie’ che ci costringono a orizzonti limitati. Nel viaggio oggi si cerca una nuova dimensione del vivere, di più ampio respiro, quella che c’è preclusa dai ritmi frenetici di ogni giorno e dagli spazi angusti in cui siamo costretti a vivere: il lusso del viaggio diventa una questione di spazi e di silenzi. Una ricerca di benessere emotivo, fisico e intellettuale in una sorta di ‘slow mood’, di rallentamento dei ritmi. Per dilatare il tempo c’è chi medita, chi trascorre le vacanze nella propria casa al mare, in montagna o campagna, riscoprendo piccoli e semplici piaceri. Chi va a pescare e chi si immerge nella natura. Ognuno secondo i propri desideri. Bastano pochi giorni per cambiare il proprio mood energetico e passare dal respiro breve, a quello lungo, profondo e calmo.
“Nella scelta della vacanza, lo spartiacque dell’esclusività non è più il denaro” spiega Michael J. Silverstein, autore con Neil Fiske del libro “Trading up. La rivoluzione del lusso accessibile”(Etas). “Ma il valore emozionale e simbolico del viaggio che deve staccarci e staccarsi dalla standardizzazione e dalla ripetitività del quotidiano”. Pertanto quello che rende appetibile un viaggio non è tanto la tipologia di albergo o la classe del volo, quanto un raffinato mix di elementi ogni volta unici, che danno la possibilità di avventurarsi lungo le geografie interiori incontrando realtà e luoghi che aumentino lo spessore dell’essere, la consapevolezza, l’equilibrio interiore. Che ci pongono in intimità con la natura, il mondo e, perché no, anche un po’ di più con noi stessi.
Foto in licenza CC: playsoda

mercoledì 7 luglio 2010

Ecologia del vivere: Il nuovo lusso - Cura di sè.


Di Stefania Taruffi
Se ne parla molto, ma in cosa consiste il nuovo concetto del lusso? Lo studioso francese Jean Castaréde nel suo libro Le Luxe(Puf, su www.amazon.fr) afferma: “Il lusso non è un oggetto, ma un segno. Distintivo, sempre più soggettivo”. Significa esprimersi e circondarsi di ciò che ci rappresenta veramente, per condividerlo con gli altri. Non più omologazione, ostentazione e neppure abbondanza. Non vanno più di moda gli stili dettati dagli altri. Il nuovo lusso è diventato molto personale, essenziale, semplice, rispettoso degli ‘altri’ e dell’ambiente, in un generale tono di understatement. Si coniuga dunque con la cultura, le emozioni, la bellezza, il bisogno assoluto di qualità e autenticità, che spiega il forte ritorno, negli ultimi anni, alla natura e ai suoi prodotti. Il nuovo lusso è interiorizzazione di esperienze: emozionali, sensoriali, olfattive, relazionali, di ‘contatto’. Attimi di vita personali e unici, da assaporare, portare con sé e condividere con le anime affini.
Anche i prodotti di bellezza seguono questa tendenza, perché devono soddisfare le nuove esigenze dei consumatori: efficacia, piacevolezza sensoriale, impatto emozionale, rispetto per l’ambiente. Le nuove frontiere del benessere non contemplano più solo il ‘corpo’, ma includono anche ‘l’anima’. Pertanto anche i prodotti cosmetici devono averne una, cercando non più di soddisfare l’esclusività e lo ‘status symbol’, ma piuttosto l’affidabilità, l’efficacia e soprattutto l’emozione che regalano. Il valore di un prodotto si misura ormai anche per la sua capacità di dare piacere, di creare un’emozione in chi lo compra, come sostiene il filosofo francese Thierry Paquot. Spesso, di regalare un sogno. Il prezzo dunque non è più l’elemento primario dell’esclusività: il vecchio vasetto famoso e dai costi proibitivi non è più un must. Chi ha cura di sé vuole conoscere le materie prime del prodotto che usa, meglio se di derivazione naturale; desidera che non sia testato su animali, che non costi troppo e sia efficace. Il suo utilizzo deve trasportare in un’esperienza che abbracci fantasia, mente e anima: anche solo respirandolo, deve far sì che ci si perda tra le rose imperiali della principessa Masako: Shiseido, nota casa cosmetica giapponese, lo sa bene. Il marchio tuttavia non è più una necessità: vanno bene anche l’erboristeria e la farmacia. Si spende meno con effetti sorprendenti e duraturi. Il vasetto non è più in esposizione sulla mensola tra le cose che ‘possediamo’, ma custodito tra le ‘nostre’ cose. Quelle alle quali teniamo e che ci fanno stare bene.
Foto in licenza CC: iflavour