venerdì 25 febbraio 2011

Ecologia del vivere: quelli delle ‘liste’.


Di Stefania Taruffi
Lo diceva anche Freud nella ‘Psicopatologia della vita quotidiana’ che “Se dimentichiamo, significa che non abbiamo voglia di ricordare”. E dove non arriva la memoria, esistono le liste. Oramai siamo tutti schiavi di pezzetti di carta, post it, blocchetti, quaderni, agendine in cui ogni giorno redigiamo diligentemente le nostre liste: quella della spesa, delle visite mediche, dell’ordine del giorno per priorità e urgenze, delle telefonate, azioni, cose da fare. Quella giornaliera, settimanale, mensile e perfino quella annuale, piena di buoni propositi per finalizzare la piena realizzazione della nostra vita. E tutto ciò che non è stato fatto, va riscritto e riportato al giorno, alla settimana, mese, all’anno dopo. Certi obiettivi poi, che ci sembrano irraggiungibili, decidiamo addirittura di posticiparli nella prossima vita. Dopotutto anche se gli elenchi non ci piacciono, tutti ne abbiamo bisogno, alla fine. Secondo il filosofo Bernard Sève, le liste hanno giocato un ruolo determinante nell’evoluzione della società e in “De haut en bas: Philosophie des listes (Seuil, su www.amazon.fr), ha analizzato i meccanismi che spingono a compitare liste, arrivando alla conclusione che esse non sono rivolte al presente, quanto al futuro (la to-do-list) o addirittura al passato, per non dimenticare quello che abbiamo fatto. La mania del ‘list making’ è stata riportata sotto i riflettori dalla trasmissione di Rai 3 “Vieni via con me”, dove Roberto Saviano e Fazio hanno catalizzato l’attenzione di 9 milioni d’italiani con i loro elenchi. E ora non si parla d’altro. Un tormentone, almeno è utile. Le liste sembrano un atto paranoico, ma in realtà sono un ottimo mezzo per concentrarsi su se stessi, interrogarsi, riflettere, confrontarsi con i propri desideri profondi, mettere nero su bianco un’idea, una necessità, un bisogno. Un aiuto concreto a focalizzare obiettivi e averli sempre in tasca per non dimenticare di realizzarli. Una specie di ‘richiamo all’ordine’, alla precisione, un compitino che ci dà il nostro super Io per non farci dimenticare priorità e necessità della nostra vita. E quanti di noi riescono davvero a raggiungere gli obiettivi prefissati? Pochi. Già è tanto che se ne riusciamo a raggiungere un paio. Ci vuole organizzazione, precisione, puntualità e ipercontrollo, che pochi riescono ad avere, con poco tempo e poca volontà. Però che soddisfazione quando vediamo quella crocetta su un obiettivo raggiunto, su una cosa fatta!. E cosa daremmo per vedere tutte le voci depennate su quel foglio al termine della nostra giornata!

Tuttavia non dobbiamo essere troppo ambiziosi, con obiettivi troppo difficili o ‘alti’. Ci sono cose indispensabili (o inevitabili, dipende dal punto di vista); quelle possibili; e poi quelle impossibili, da evitare accuratamente! Anche in questo caso vale il principio di prefiggersi un obiettivo ‘Co.Mi.Co.’ ( Concreto, Misurabile, Compatibile), come affermano gli esperti di marketing. Occorre però fare attenzione a non perdere poi le liste redatte, o peggio, dimenticare di leggerle o di portarle con sé al momento giusto. La lista di cui più sento la mancanza, quando la dimentico, è quella della spesa: sapere che da qualche parte in casa c’è il frutto di tanta fatica, di sportelli aperti, di giri per casa, di consultazioni familiari, di uno screening accurato del frigo e non averlo in tasca, è scoraggiante. E come dice un saggio detto popolare: “Chi non ha testa…ha gambe”, con un’enorme perdita di tempo e di pazienza. E tanti buoni propositi per la prossima volta.

Foto in licenza CC: lucaturinelli.wordpress.com

lunedì 14 febbraio 2011

Ecologia del vivere: lasciamo fluire l’amore e abbracciamoci.


di Stefania Taruffi
Oggi è S. Valentino, la festa dell’amore e per l’occasione migliaia di persone confluiranno nelle piazze di tutto il mondo agli appuntamenti organizzati dall’Amma, l’organizzazione umanitaria internazionale di Mata Amritananda Mayi (Amma), semplicemente per abbracciarsi. Su Facebook è chiamato il Free Hugs S. Valentine, il giorno degli abbracci in libertà.

Amma Embracing the World è l’evento che prende il nome dalla straordinaria vocazione di Amma, una donna indiana, poiché il più semplice dei gesti – l’abbraccio di una madre – è stato il catalizzatore ed è il simbolo di tutti i progetti umanitari realizzati dall’organizzazione che porta il suo nome, oltre che dell’attitudine al servizio disinteressato che ne è parte integrante. Quale gesto d’amore più grande, infatti, che il prendersi cura degli altri, assicurandosi che ogni essere umano abbia diritto a cibo, casa, istruzione, assistenza sanitaria e sostentamento affinché tutti possano vivere in dignità, sicurezza e pace. L’associazione è composta solo da volontari che sono attivi nel corso dell’anno prestando servizio e organizzando iniziative per la sensibilizzazione e per la raccolta di fondi da devolvere completamente a sostegno di Embracing the World.

Tutto nasce da una donna, Amma. Nata in un remoto villaggio nello stato del Kerala, nel sud dell’India, Amma dice di avere sempre saputo che c’è una realtà superiore oltre questo mondo di nomi e forme. Fin da piccola dimostrò di sentire amore e compassione per tutti affermando: “Un ininterrotto flusso d’amore fluisce da Amma verso tutti gli esseri dell’universo. Questa è l’innata natura di Amma“. Fin dall’infanzia s’interrogava sul perché le persone in questo mondo debbano soffrire e cominciò da subito a entrare in confidenza con i disagi e la povertà del suo villaggio, ascoltando chi aveva problemi e condividendo il loro dolore. “Amma notò che quando i figli erano giovani e dipendevano dai genitori, pregavano che essi avessero una vita lunga e senza malattie, ma che, una volta cresciuti, consideravano un peso i loro vecchi genitori. Pensavano: ‘Perché dovrei lavorare tanto per i miei genitori?’. Nutrirli, lavar loro i vestiti e trattarli con amore diventava un peso per quegli stessi figli che prima avevano pregato per la lunga vita degli stessi genitori”.

Allora, Amma si chiedeva: ‘Perché ci sono così tante contraddizioni in questo mondo? Perché non c’è vero amore? Qual è la vera causa di tutta questa sofferenza e qual è la soluzione?”. (Fonte Amma Italia). All’inizio Amma credeva che il dolore fosse un karma per tanta gente, ma poi scoprì che non era così, che era dovere di tutti, ma soprattutto suo, quello di cercare di alleviare le sofferenze altrui, con amore. Oggi, Amma trascorre la maggior parte dell’anno viaggiando per tutta l’India e il mondo, proprio per sollevare l’umanità sofferente con le sue parole e con il calore del suo abbraccio. Perché a volte per aiutare il prossimo basta anche solo un abbraccio, che trasmetta il calore che rassicura, riscalda, protegge. L’amore fluisce tra le persone che non lo trattengono ed è l’unica fonte creativa di sopravvivenza e di ristoro per l’anima in questo mondo. La vita è un percorso ad ostacoli, dove spesso i più grandi sono dentro di noi. Ma c’è l’amore che ci salva. E il coraggio di esternarlo e condividerlo.

E oggi, tanta gente confluirà semplicemente per abbracciarsi, per concentrare e far fluire l’energia più potente del mondo: l’Amore. Non c’è cosa più bella. Amma dice: “In fondo, l’amore è la sola medicina che possa guarire le ferite del mondo. In quest’universo, è l’amore che lega ogni cosa, e quando questa consapevolezza albeggerà in noi, ogni disarmonia cesserà e regnerà soltanto una pace durevole”.

Roma: piazza Navona davanti alla chiesa di S. Agnese sotto l’obelisco. Organizzato da Francesca Maria Salerno e Lori Dimitri che dicono: “Incontriamoci, per abbracciare il mondo! Trasformiamo S.Valentino nella vera festa dell’Amore!L’orario di conclusione è da vedere.. dipenderà da quanto amore verrà diffuso!!”

Foto: Amma www.amma-italia.it

lunedì 7 febbraio 2011

Ecologia del vivere: Assenza di giudizio e pensiero laterale.


Di Stefania Taruffi
Filosoficamente sono giustissimi questi due atteggiamenti mentali, ma come è possibile l’assenza di giudizio? Come è possibile l’assenza di pregiudizio nei confronti di persone che ti si avvicinano con le stesse modalità di chi ti ha ferito in passato? Cosa vuol dire allora assenza di giudizio? Significa non avere pregiudizi, lasciare che gli altri sbaglino nei nostri confronti senza alcuna difesa da parte nostra, non imparare nulla dal passato? No! L’assenza di giudizio significa non porre limiti, non presupporre, osservare senza esprimersi, senza esprimere giudizi. Ed è qui che interviene il “pensiero laterale”: andare ‘oltre’, guardare da più angolature, da diverse prospettive, considerando chi ci sta di fronte come un microcosmo con le sue peculiarità, il suo passato, il suo carattere, il proprio sistema di valori. Osservare, senza però giudicare!

Se ad ogni relazione, problema, riuscissimo ad applicare questo metodo, ci renderemmo conto di come la realtà sia meno spaventosa dei nostri fantasmi mentali che invadono il campo ogni volta che ci troviamo di fronte a situazioni e comportamenti che ci feriscono nel profondo. Riuscire ad avvicinarsi a questo atteggiamento, ci preserva dalla necessità di mettere continuamente sulla bilancia i comportamenti altrui e ci dà un livello d’equilibrio, con il quale osservare le persone e il mondo con più chiarezza e distacco emotivo. E per chi è molto sensibile? Per coloro la cui sfera emotiva assorbe ogni piccolo dettaglio è più facile arginare il giudizio, ma più difficile il raggiungimento del distacco emotivo. Ma nulla è impossibile.

Le relazioni sono la parte più difficile della vita privata, sociale e lavorativa. La più grande fatica quotidiana è la gestione delle complesse relazioni tra noi esseri umani, così diversi, così unici, sempre più introversi e individualisti e sempre meno proiettati verso ‘l’altro’. Non serve essere psicologi. Per migliorare le relazioni basterebbe un costante lavoro su di sé. E un dialogo continuo e aperto con il prossimo, perché senza dialogo non esiste chiarezza e quindi equilibrio. E se non esiste l’equilibrio, la trappola del giudizio facile è sempre in agguato. La cosa più triste è che alla maggior parte delle persone tutto questo non interessa. Sono pochi coloro che cercano di comprendere le sfere altrui e cosa succede in queste sfere in relazione ai comportamenti, senza dare perentori giudizi. Invece questo è’ un metodo efficace e positivo per capire meglio il prossimo, migliorando anche se stessi. Vogliamo provarci?

Foto: Andrea Figallo