martedì 31 maggio 2011

Ecologia del vivere: i bambini dimenticati.

Di Stefania Taruffi

17 Viaggiare Sicu 11 258x256 Ecologia del vivere: i bambini dimenticatiFate la prova: rimanete cinque minuti in macchina con i finestrini chiusi prima di scendere. Il termometro segna 34 gradi, vi manca il respiro, la sudorazione aumenta, perdete liquidi, vi sentirete soffocare. Basta aprire la portiera e fare un bel respiro. Siete salvi!

Ora fate quest’altra prova: immedesimatevi per qualche secondo in un bimbo piccolo. Siete inconsapevoli di quello che accade. Legati a un seggiolino sul sedile posteriore della macchina. Magari vi siete appisolati con il dondolio del movimento. Non ve ne accorgete che la macchina si ferma, siete nel mondo dei sogni, tranquilli. Tanto c’è vostro padre, vostra madre a pensare a voi, a proteggervi, ad accudirvi. Non ve lo aspettate che a tradirvi siano proprio loro. La loro stanchezza, la rabbia, il disagio, la noncuranza, la superficialità. Un diverso ordine di priorità nel quale voi, non rientrate in quel momento. Non protestate stavolta, siete stanchi anche voi, forse. Quegli urli di protesta a voi tanto cari, quegli strilli dove sono finiti, perché non vi fate sentire bimbi, perché dormite e state in silenzio? Uno strano scherzo del destino il vostro. Vi fanno addormentare per poi dimenticarsi di voi. Una volta che un vostro cenno, un gemito, un urlo, avrebbe potuto salvarvi!Fate tenerezza dolci creature. Lì dietro, la testa reclinata in un sonno pieno di sogni, di attese. Accartocciati sui vostri piccoli corpi delicati. Indifesi, non potete sopravvivere se non ci prendiamo cura di voi, se non vi dedichiamo molta attenzione. Eppure a volte accade. Accade questo crimine e le persone di cui vi fidate di più, si dimenticano di voi. Il vostro genitore esce da quella macchina, stanco, assonnato, stressato, pressato e si dimentica di voi, cullati dal sonno. Chiude le porte, i finestrini, neanche uno spiraglio d’aria. Nulla. E se ne va via. Il caldo si fa pressante, comincia a mancare l’aria, il caldo vi fa sudare, perdere liquidi, vi svegliate in preda al panico, cominciate a piangere. Le vostre lacrime vi dissetano per un po’ ma non bastano per farvi stare meglio o attirare l’attenzione.

La gente passa senza neanche accorgersi di voi. E’ il male profondo di questo secolo, l’indifferenza. I grandi camminano a testa bassa, non sono curiosi, sono poco attenti. Così rinchiusi nei loro mondi senza occhi, senza orecchie, senza sesto senso, senza più amore per il prossimo. Forse l’unico senso a essergli rimasto è quello di colpa. Vostro padre, vostra madre, ne avranno tanto quando non ci sarete più. Perché voi state morendo. Per colpa loro state soffocando. E con voi la dignità di un Padre o di una Madre.

http://www.italiamagazineonline.it/archives/13219/ecologial-vivere-bambini-dimenticati

martedì 17 maggio 2011

Ecologia del vivere: quei muri che salvano vite.

Di Stefania Taruffi5521975082 28417a4a53 342x256 Ecologia del vivere: quei muri che salvano vite

In tempi di terremoti e tsunami, disastri ecologici e quant’altro, scoprire fra tante macerie piccole storie a lieto fine, è sempre un segno di speranza. Quando è la natura a sorprenderci, quando non è l’uomo con la sua ingerenza a causare il male alla terra e ai suoi abitanti, allora è proprio l’uomo, spesso, con la sua lungimiranza, il sesto senso, a salvare anche intere popolazioni.

E’ il caso del sindaco di un piccolo paese di tremila anime sulla costa nord-est del Giappone, Kotako Wamura, morto 14 anni fa, sindaco per oltre quarant’anni, che fece erigere un muro di protezione e una chiusa mobile alta 15 metri e mezzo e larga 205 a difesa del villaggio, per il quale spese una cospicua somma di denaro pubblico (oltre tre miliardi e mezzo di yen, pari a 21 milioni di euro odierni). Wamura aveva vissuto la sua infanzia con i fantasmi dello tsunami che aveva raso al suolo Fudai nel 1896 e con la terribile realtà vissuta nel marzo del 1933, quando immense onde scatenate da un terremoto, travolsero la costa nordorientale del Giappone e uccisero centinaia di persone nel suo villaggio. Quando divenne sindaco, il suo primo obiettivo fu quello di proteggere la popolazione dalla furia devastante della natura, che in quei luoghi è molto aggressiva e andando contro l’opinione pubblica, che ostacolò in tutti i modi la costruzione di un simile ‘mostro’ in cemento e acciaio, riuscì a terminarlo nel 1967.

Quel muro, l’11 marzo del 2011, quando un’onda terrificante ha distrutto una gran parte del Giappone, ha salvato il villaggio di Fudai. Finanche la scuola addossata è rimasta illesa. Il villaggio non ha subito danni, i cittadini si sono salvati. Da allora la tomba di Wamura è divenuta meta di pellegrinaggio per i sopravvissuti e un esempio per gli altri paesi limitrofi, che avevano muri meno imponenti e invadenti, ma poco efficaci. E l’ex sindaco deceduto, è divenuto un eroe.

Questo dimostra che l’ambiente va rispettato, ma anche temuto. E per farlo occorre coraggio. Il coraggio di lottare per qualcosa in cui si crede fortemente, anche se non è propriamente in linea con l’estetica del paesaggio. E il coraggio di quest’uomo, ha salvato un intero villaggio, che gli è e gli sarà per sempre riconoscente.

Foto in licenza CC: Love_child_kyoto

http://www.italiamagazineonline.it/archives/12336/ecologia-del-vivere-muri-vite