martedì 28 giugno 2011

Ecologia del vivere: Dionisio e il senso della vita.

Di Stefania Taruffi

La nuova piaga sociale fra i giovani pare essere quella dell’alcolismo. Solo trent’anni fa sembrava un retaggio anglosassone che non ci toccava da vicino. Sulla base dei dati Istat la diffusione dell’ alcol tra giovani e giovanissimi è allarmante: il 13,6% dei ragazzi tra gli 11 e i 15 anni, beve alcolici, ben 392 mila individui.

La popolazione più a rischio di binge drinking, ovvero bere in modo compulsivo con l’intenzione di arrivare a perdere il controllo è calcolabile nella fascia d’eta compresa tra i 18-24 anni : si tratta di 698 mila persone, il 16,6% dei giovani, con un rapporto tra maschi e femmine pari a tre. Comportamento, il binge drinking, sempre più diffuso, soprattutto al sabato sera e nei momenti di socializzazione tra i giovani.

Trent’anni fa c’era la piaga dell’eroina, ma non si beveva troppo, si sballava in controtendenza con il sesso libero e qualche canna, per farlo in maniera più disinvolta. Ora c’è lo sballo da alcool. Quattordicenni che girano con le bottiglie in mano, che bevono un drink dopo l’altro in discoteca e acquistano casse di superalcolici per riempire le loro serate di vuoto. Perché è di vuoto che si parla quando si perde la cognizione fino a starci male. Non si riesce neanche a fare una conversazione. D’altronde a cosa serve parlare, non si usa più.

Basterebbe un po’ d’equilibrio, come in tutte le cose: bere il giusto, ma si sa, gli eccessi gratificano i giovani. E pare anche gli anziani: 2 milioni e 915mila persone oltre i 65 anni abusano dell’alcol nonostante i rischi dell’età.

ec7ac3a6dd 1687425 med 168x256 Ecologia del vivere: Dionisio e il senso della vita.Io renderei obbligatorio bere soprattutto, a questo punto, per la fascia d’età intermedia in cui mi ritrovo anche io, quella più a rischio di stress: un buon vino, champagne, il limoncello fresco d’estate, un drink alla moda. A me bastano due tre bicchieri e vado in orbita. Due tre bicchieri bastano per ballare ore di seguito, per ridere di gusto, per alleggerire la serata di parecchi kilogrammi di nervosismo, di stress, di fatica. Castelli di rabbia interi si disintegrano come fossero di sabbia, una volta sciolti in un bicchiere anche moderatamente alcolico. Bastano un paio di birre.

E’ terapeutico bere. Corri tutto il giorno, fai file infinite, ti difendi dal mondo intero e combatti. Code nel traffico, spesa, famiglia, lavoro e quando devi uscire a cena ti prende il panico, ti rifugeresti solo nel letto, unico luogo dove c’è tregua. Però una volta che si riesce ad arrivare al ristorante e ci si siede a tavola arriva il cibo che non hai dovuto cucinare, fumante, saporito e (meraviglia), servito. Un bicchiere e va già meglio. Le energie trattenute, la vita su cui fare il punto, le tante cose da dire come un fiume in piena. Tutti intorno a te cominciano a diventare interessanti e piacevoli, leggeri e leggiadri. Al terzo sei già inebriata di vita, di amore, di piacere di vivere, di sensuale euforia e balleresti tutta la notte disinibita. E’ proprio a questo punto che ci si deve fermare.

Sì, lo farei diventare obbligatorio bere terapeuticamente una volta la settimana, per darsi uno scossone, per investire un po’ nel Piacere, sentire la vita dentro di noi, risvegliarci dal torpore della quotidiana sopravvivenza, dalle regole, dai vincoli autoimposti.

Dioniso aveva capito tutto della vita: i suoi doni come l’amore, la musica, la danza, il riso, l’amore sono vitali e danno un senso alla vita che sembriamo aver dimenticato, vivendo negli eccessi (vedi i giovani) o nella rinuncia più completa (la maggior parte degli adulti di mezz’età non riesce più a rilassarsi e a divertirsi). Dioniso, o Bacco, uno degli Dei più inquietanti dell’Olimpo greco, signore dell’irrazionalità e dell’ebbrezza, originario della Tracia, dovrebbe tornare da queste parti e darsi un po’ da fare: nessuno ha più tempo, nemmeno per festeggiare, mangiare, bere e divertirsi, con il giusto equilibrio, sano e producente. Di lui resta solo l’esasperazione del suo culto, che assume carattere disordinato e culmina negli eccessi che conducono a un’estasi malata, che non serve a nessuno.

Per fortuna, dopo i nostri tranquilli rituali dionisiaci consumati ‘una tantum’ non sbraniamo animali selvatici, al massimo il compagno che abbiamo accanto con metodi più ortodossi. Avendo bevuto anche lui, ci perdonerà le intemperanze, oppure, ne beneficerà sorpreso.


http://www.italiamagazineonline.it/archives/14924/ecologia-del-vivere-dionisio

mercoledì 15 giugno 2011

Ecologia del vivere: la ‘svolta’ democratica in Italia.

di Stefania Taruffi


5829327548 db6356e2171 342x227 Ecologia del vivere: la svolta democratica in ItaliaIl referendum abrogativo è tornato in vita dopo 16 anni di morte apparente dal lontano 1974 quando, al suo esordio sul tema del divorzio, oltrepassò il quorum fino a coinvolgere l’87,7% d’italiani. Sulla scia dell’entusiasmo i cittadini hanno continuato a partecipare attivamente anche negli anni successivi, nel 1978 sulla legge Reale (ordine pubblico) e sul finanziamento ai partiti (81,2% di votanti). E ancora, nel 1981 nella campagna per difendere l’aborto (alle urne il 79,4%). Erano i tempi gloriosi dei radicali che, guidati da Marco Pannella, conducevano le loro battaglie a colpi di referendum. Poi un calo significativo che ha fatto fallire tutte le successive proposte referendarie degli anni a venire.

La causa è da ricercare in molte direzioni, dalla politica dell’astensionismo, promossa da molte parti politiche, all’eccessivo numero di quesiti proposti fino alla valanga di proposte referendarie, spesso neanche arrivate al numero di firme necessarie per l’attuazione. A nulla sono serviti scioperi della fame e forti campagne di sensibilizzazione. La cosa più preoccupante, a mio parere, era questo dilagante individualismo e un completo disinteresse dei cittadini alla partecipazione diretta in vari ambiti socio-politici. Una stagione di distacco dalla politica e dalle questioni italiane, sintomo di una democrazia in crisi d’identità e di una rassegnazione allo status quo e alle decisioni prese ‘dall’alto’ di cui nessuno si lamentava.

I giorni del 12 e 13 giugno hanno segnato la fine del torpore degli italiani, pietrificatosi nell’astensionismo, e l’improvviso risveglio del loro senso civico: sono passati i quattro quesiti su acqua, nucleare e legittimo impedimento con un’affluenza del 56,9 dei cittadini italiani alle urne. Questa volta i cittadini non hanno preferito ‘andare al mare’, o delegare i poteri politici a scegliere per loro conto. Né si sono fatti influenzare da chicchessia. A destra o a sinistra essi hanno voluto partecipare e la loro è stata una scelta consapevole, civile, democratica, vitale, forse anche un chiaro segnale di stanchezza al disinteresse, che non aiuta a risolvere problemi e talvolta porta a ritrovarsi nella direzione che non si reputa giusta, di là dalle posizioni politico-economiche. Il popolo sovrano si è espresso e ha scelto il destino di temi chiave che riguardano la gestione delle nostre risorse, così preziose e la giustizia.

La partecipazione alla vita sociale, economica e politica del proprio paese è innanzitutto un dovere dei cittadini e il chiaro sintomo di una democrazia vitale. Lo sono anche le proteste, i cortei, i dibattiti politici, tutti i contesti in cui ci sono uno scambio d’idee e valori, di qualsiasi colore politico. Il dibattito aiuta la crescita, il cambiamento. Fa parte dell’ecologia del vivere, la libertà di poter discutere, avere opinioni, scegliere.

I moti, le rivolte, le svolte in direzione della democrazia in tutto il mondo, laddove essa non vige, sono il chiaro sintomo che la partecipazione dei cittadini alla vita politica e sociale è un diritto da acquisire, ove non esiste e, laddove è acquisito da qualche tempo, un dovere da esercitare.

Questa volta, dopo tanto tempo, la maggioranza dei cittadini italiani, non ha disertato. Un bel passo in avanti. Ora i cittadini dovrebbero fare un bel passo oltre: informarsi di più, entrare nei dettagli delle problematiche del paese, delle proposte, dei programmi, studiare e capire. Per diventare cittadini ‘consapevoli’ delle scelte che hanno fatto o che andranno a fare. La conoscenza e la cultura aiutano a prendere le decisioni più equilibrate. Un ulteriore passo in avanti lo potrebbero fare proponendo concretamente qualcosa di nuovo, utile, realizzabile, concreto, attraverso una più attiva e fattiva partecipazione politica che non segua solo le logiche del potere e della spartizione, ma si prenda veramente cura delle sorti del paese. Perché il paese siamo noi.

Foto in licenza CC: Niccolò Caranti

http://www.italiamagazineonline.it/archives/14462/ecologia-del-vivere-referendum