domenica 29 gennaio 2012

Ecologia del vivere: torna il Burano. Ci darà ancora una mano?


Di Stefania Taruffi
Sta per accadere qualcosa che accadde nel lontano 1956: tornerà in Europa e probabilmente anche in Italia, il Burian (Burano), il vento delle steppe Russeche da allora, non è più riuscito ad entrare nelle nostre latitudini.
orso polare 342x256 Ecologia del vivere: torna il Burano. Ci darà ancora una mano?Nel 1956 accaddero molte cose. Mentre da soli due anni la Rai aveva iniziato le proprie trasmissioni televisive, limitate al Programma Nazionale, l’odierna Raiuno, ma già Lascia o raddoppia spopolava al punto di doverlo spostare dal sabato al giovedì per non lasciare i locali pubblici desolatamente vuoti nel giorno più importante della settimana.
L’Italia, e il mondo che la circondava, erano molto diversi da oggi, quasi incommensurabili. La seconda guerra mondiale era finita da poco e le contrapposizioni da essa generate si facevano sentire, eccome. L’ex Unione Sovietica mandava l’Armata Rossa a normalizzare un’Ungheria che, a seguito della Rivoluzione, voleva uscire dal Patto di Varsavia, provocando laceranti ferite non solo al popolo ungherese ma anche, metaforicamente, all’interno del fortissimo Partito Comunista Italiano, dove importanti voci dissidenti si levarono contro la linea ufficiale del Partito.
Mentre Fidel Castro approdava a Cuba per iniziare la guerriglia contro il Presidente Batista, anche la destra italiana, all’ombra della dicotomia allora imperante tra Democrazia Cristiana e Partito Comunista, in quell’anno alleato con il Partito Socialista di Nenni, si lacerava a seguito dell’uscita di Pino Rauti dal Movimento Sociale per fondare Ordine Nuovo, non esattamente una forza che definiremmo oggi moderata.
Non ci furono però solo separazioni. Il Principe Ranieri di Monaco sposò la bellissima Grace Kelly e Marilyn Monroe il terzo marito Arthur Miller, mentre l’Andrea Doria entrava in collisione non con uno scoglio, ma con un transatlantico svedese, generando uno dei maggiori disastri marittimi della storia, clamorosamente aggiornata dalle vicende della Costa Concordia 56 anni dopo.
Forse, però, il 1956 venne ricordato per un altro evento, che è rimasto nella memoria collettiva e impressionò fortemente gli europei del tempo, un tempo in cui i mezzi di comunicazione di massa erano ben diversi e la documentazione di quell’evento è arrivata a noi in forma soprattutto scritta nei giornali dell’epoca e di racconto dei contemporanei, divenuto con il passare degli anni quasi mitologico. Premesso che la terra gira da ovest verso est e con essa i venti atmosferici che trasportano alle nostre latitudini le grandi masse d’aria. Normalmente, quindi, l’aria che respiriamo ogni giorno in Italia e nell’Europa Centro-Occidentale arriva dall’Oceano Atlantico, dall’Africa  settentrionale o al massimo dai Paesi scandinavi, quindi complessivamente, anche d’inverno, mai eccezionalmente fredda.
Tuttavia, nel febbraio 1956, dopo un inizio d’inverno mite e incolore, improvvisamente accadde un evento molto raro e potente. Per una serie di motivi, la circolazione atmosferica improvvisamente s’invertì e le correnti, impetuose, cominciarono a portare verso la mite Europa l’aria che normalmente soggiornava nella gelida Siberia.
Anche l’Italia ne fu investita in pieno e durante il mese di febbraio del 1956, a più riprese, molte località italiane di pianura e di mare vennero investite da ricorrenti bufere di neve e il ghiaccio s’impossessò di luoghi normalmente intrisi dei profumi della macchia mediterranea, lasciando temporaneamente spazio ai silenzi delle steppe russe.
Questa eccezionale ondata di gelo fece vittime e danni, ma segnò un’epoca e ci piace pensare che l’inversione delle correnti atmosferiche generò anche un’inversione dei nostri destini, trascinando un Paese ancora sofferente per le ferite della Guerra, litigioso e disunito, verso il miracolo economico della decade successiva.
Dopo quel febbraio, il grande inverno russo se n’è tornato nei propri luoghi d’origine e l’aria della steppa non è più venuta a farci visita, se non per brevissimi periodi e in maniera poco convinta.
56 anni dopo, è pronta a tornare dalle nostre parti, difficile dire per quanto tempo, ma l’orso siberiano ha deciso nuovamente di fare una vacanza in Europa e l’aria delle steppe si sta già mettendo in moto verso di noi, dove giungerà questa settimana facendo parlare di sé intensamente in un mondo dove la comunicazione è la prima risorsa di massa.
Ancora una volta farà vittime e danni, non risparmiando con il suo alito gelato il nostro Paese, ancora una volta, come 56 anni fa, litigioso e disunito.
Anche in questo caso, però, ci piace pensare che possa preparare una nuova epoca, quella del miracolo economico prossimo venturo. Come negli anni ’60.

domenica 22 gennaio 2012

Ecologia del vivere: Elogio della gentilezza

Elogio della Gentilezza” scritto dallo psicoanalista Adam Phillips e dalla storica Barbara Taylor, è un libro bellissimo e prezioso, è l’elogio di un valore sommesso e discreto declinabile in varie maniere: la gentilezza, quella capacità di ascoltare e accogliere le fragilità, ma anche le energie altrui, che è anche generosità, altruismo, solidarietà, amorevolezza. Viene da domandarsi: “Perché di questi tempi la gentilezza è così rara?” A detta dell’autore, essa è vista come debolezza e chi è gentile, chi manifesta questo sentimento, sacrificando parte di sé, è visto come uno sciocco, un perdente, un nostalgico. Un comportamento gentile è spesso visto con sospetto, nell’individualismo competitivo del nostro secolo. Troppe persone sono diffidenti, egocentriche, respingenti, aggressive, indipendenti. Bisognerebbe continuamente chiedersi: ” Ma chi vogliamo tenerci stretto?” e far fluire l’amorevolezza che è dentro di noi, verso le persone cui teniamo, rispettando con ’gentilezza’ tutte le altre che ci sono indifferenti. Che la gentilezza sia un valore, è approvato in pieno da tutti, ma “non siamo mai generosi come vorremmo e niente ci offende più delle persone che non lo sono con noi. Non vi è nulla di cui ci sentiamo più defraudati che di una gentilezza non ricevuta…”. Allora dobbiamo ammettere che ne sentiamo il bisogno nella nostra più intima fragilità, perché “in un mondo gentile ci sentiamo più al sicuro e, quindi, più liberi”. La principale funzione della gentilezza è di farci sentire più connessi con le altre persone, ma anche quella di renderci più contenti, non solo quando riceviamo gentilezza, ma anche quando la usiamo con gli altri: “Le persone hanno bisogno degli altri non solo per avere compagnia o sostegno nei momenti difficili, ma per portare a compimento la loro umanità” scrive Phillips. Questo pensiero era diffuso già tra gli antichi, soprattutto tra gli stoici, che propugnavano una psicologia morale basata sull’attaccamento agli altri. Allora se l’amorevolezza, che è gentilezza pura, ci apre ai mondi delle persone e noi lo desideriamo, perché tanto terrore? Perché siamo vulnerabili e abbiamo paura di riconoscerla e mostrarla, di mescolarla alla vulnerabilità degli altri, attraverso la generosità. E pensare che la gentilezza è dentro di noi da secoli. In questo dovremmo ‘rieducarci’(detta alla Freud) alla gentilezza, che ci tenta ogni giorno, ma alla quale opponiamo una dura resistenza. E pensare che può renderci così felici, darci tanto equilibrio. “Un indicatore della salute mentale” scriveva Winnicot nel 1970, “è la capacità di un individuo di entrare in forma immaginativa e in maniera accurata nei pensieri, nei sentimenti, nelle speranze e nelle paure di un’altra persona; e anche di concedere a un’altra persona di fare la stessa cosa con lui”. La gentilezza non va, però vista con sospetto, come una forma di narcisismo camuffato, per mascherare l’autocompiacimento. No e chi è gentile, non è pazzo, pericoloso, non ha secondi fini, è solo un animo educato e sensibile che si prende cura degli altri, che usa toni pacati e educati, che rispetta il prossimo e il mondo interiore di ciascuno, anche le sfumature più delicate, che non teme l’intimità e l’incontro con l’essere più profondo che è in sé e quindi nell’altro. Non possiamo più prescindere dal fatto che ‘ci apparteniamo reciprocamente’, scrive il filosofo Alan Ryan e una vita buona è quella che rispecchia questa verità. Se la gentilezza è una via che conduce al benessere interiore, alla felicità e migliora le relazioni fra persone, popoli, nazioni, allora perché temerla e non farne alla sua insegna, uno stile di vita?

domenica 15 gennaio 2012

Ecologia del vivere: impariamo a riconoscere e preparare il nostro futuro.

Si vis pacem para bellum, si vis bellum para pacem, lo dicevano già gli antichi romani, che avevano imparato a cogliere nel presente i segni d’inversione di un ciclo, facendosi trovare pronti quando i loro potenziali avversari non lo erano ancora, ma sapendo anche immaginare un percorso di pacificazione quando la guerra sembrava non dovesse finire mai. Quando c’è la pace, prepariamoci alla guerra; è quando il sole splende, che la civiltà contadina ha imparato a mettere il fieno in cascina per l’inverno che inevitabilmente arriverà. Perché l’inverno, o anche semplicemente l’autunno, nell’esistenza di una persona, di una famiglia, di una società, prima o poi arriva, e la capacità di superarlo con tranquillità dipende molto da come ci si è attrezzati nei tempi di abbondanza. Possiamo dire di comportarci secondo questa regola, che è prima di tutto di buon senso? Stiamo preparando un sano invecchiamento del nostro corpo? Stiamo sfruttando la giusta finestra biologica per riprodurci, prima che si richiuda per sempre? Stiamo investendo nei nostri affetti prima che sia troppo tardi? Stiamo mettendo da parte i soldi per superare le inevitabili difficoltà della vita e goderci una serena terza età? Stiamo preparando un buon ricordo in chi ci sta intorno dopo l’inevitabile addio al mondo terreno che prima o poi arriverà? Siamo dunque mentalmente preparati al “bellum” che ogni esistenza ciclicamente propone? Osservando come vive la nostra società, purtroppo la risposta sembrerebbe spesso negativa.
Perché invece, imparare ad anticipare i segni del cambiamento e una sua possibile direzione, può essere un esercizio molto redditizio, da molti punti vista. I grandi operatori di Borsa sanno che il momento migliore per comprare è quando tutti vendono, perché le aspettative del mercato in quei momenti sono così nere che ogni possibile evento negativo è già nei prezzi, stracciati. Anche il tempo si comporta allo stesso modo: quando la tempesta è al suo culmine, si stanno già preparando le condizioni per l’incipiente schiarita. E chi sa cogliere in anticipo i segni del cambiamento ha una marcia in più, come gli antichi romani. Perché, quando tutto sembra andare per il peggio, scruta dentro se stesso e scopre le ancora incerte fattezze del successivo, splendente ciclo positivo che lo aspetta e che ha preparato con il giusto comportamento.
Anche il sole, del resto, prepara la prossima primavera ricominciando a salire sull’orizzonte quando meno l’aspettiamo, nel pieno di un inverno che sembra non finire più.

lunedì 9 gennaio 2012

Ecologia del vivere: Swap party, torna di moda il baratto.

Di Stefania Taruffi

swap party 194x256 Ecologia del vivere: Swap party, torna di moda il baratto.E’ arrivata anche in Italia la moda tutta anglosassone degli Swap Parties, le feste ‘scambiste’ (del riciclo, non del sesso) dove è possibile scambiarsi abiti d’abbigliamento, accessori, oggetti, mobili usati, ma in buono stato. Una nuova filosofia di consumo eco-sostenibile già diffusa negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, portata in Italia dall’associazione di promozione sociale, Atelier del Riciclo, fondata dalla giornalista Grazia Pallagrosi.

Consultando il sito (www.atelierdelriciclico.it), si identifica subito la loro mission: RECYCLED, NOT TRASH: “Rispetto al passato, rimane valido il concetto di recupero: oltre il 60% di ciò che scartiamo o buttiamo può diventare una risorsa. Ma l’Atelier si stacca dal concetto trash dello scarto per due motivi: recupera solo oggetti di qualità e ne promuove la riqualificazione - nella moda, nell’arte e nel design - e la rielaborazione attraverso percorsi creativi aperti non solo ai professionisti ma anche agli aspiranti eco-stilisti ed eco-designer.”

Atelier Del Riciclo si occupa del riuso creativo di oggetti che apparentemente hanno esaurito la loro funzione ma, per particolarità delle forme e qualità dei materiali, possono trasformarsi in opera con un nuovo ed elevato valore d’uso. Sul sito si possono identificare i luoghi, dove i party sono organizzati e parteciparvi, portando oggetti, capi d’abbigliamento, accessori in buono stato e di un certo valore commerciale ed estetico (non si tratta dunque di un mercato degli scarti). E’ possibile aver un piccolo spazio espositivo e da lì comincia il baratto, equo e solidale. Perché non serve andare in Africa, le difficoltà economiche regnano sovrane ormai anche nelle comuni famiglie italiane. E bisogna arrangiarsi un po’.

Spesso le nostre case sono piene di cose che non ci servono o piacciono più: regali non graditi, vestiti ancora nuovi e di qualità, ma di taglie ormai non più compatibili. Mobili e accessori in eccesso. In genere nei cambi stagione si creano enormi bustoni che finiscono nelle cantine o alle donne di servizio. Nel peggiore dei casi addirittura nella spazzatura. Spesso però neanche le donne di servizio o le comunità sanno che farsene di quel vestito da sera ancora buono, o del soprammobile in vetro di Murano, quantomeno della borsetta firmata. Oggetti che magari gratificherebbero una qualsiasi altra signora di uno swap party. Un salotto dunque, un’occasione d’incontro dove, tra un cocktail alla frutta e un thè, ci si libera di tante cose per acquisirne di nuove, e questo gratifica e ci fa stare meglio, come quando andiamo a fare shopping. Solo che qui è tutto gratis.

Atelier del Riciclo è anche un marchio registrato che identifica nuovi modelli di ‘negozi’ ove, oltre ad acquistare prodotti ‘verdi’ selezionati da un team di stilisti ed esperti di design, si possono barattare abiti, accessori moda, bijoux e piccoli oggetti d’arredo, per rinnovare il proprio guardaroba e il look della propria casa a costo zero. E’ anche una community, un punto di ritrovo per persone di ogni età accomunate dal desiderio di condividere uno stile di vita eco-sostenibile: sia i soci sia gli abbonati allo swapping, infatti, possono accedere a una rosa di servizi e attività che vanno dagli swap party alla consulenza d’immagine, dai corsi di restyling del guardaroba e della casa fino alle mostre, alle serate eco-tematiche con happy hour e agli ‘assaggi’ di trattamenti e prodotti di bellezza con ingredienti naturali e bio”.

E’ un’idea vincente che scaturisce dal concreto bisogno di ottimizzare le risorse di ciascuno, in un periodo di forte recessione, dove è d’obbligo un sano downshifting (ridimensionamento) generale.

Viviamo in un mondo eccessivamente consumista, ci vendono il superfluo come indispensabile e il banale come fondamentale. E noi paghiamo, spesso a costi molto alti. Ogni cosa diventa presto obsoleta, con la scadenza programmata degli oggetti e sono creati così ad arte una serie di bisogni artificiali: un cellulare di ultimissima generazione, un nuovo televisore, un guardaroba a ogni stagione. Si è perso di vista l’essenziale, così come si sono persi i concetti di semplicità e cooperazione. Di sostegno reciproco, di tutela del patrimonio, di risparmio.

Come accade per la mente e negli affari della vita, a un certo punto, anziché accumulare, per non creare confusione occorre eliminare l’obsoleto, l’inutile, il superfluo, per accogliere e fare spazio al ‘nuovo’. E quando non ci arriviamo da soli, ci pensa la crisi a ricordarcelo.