mercoledì 15 febbraio 2012

Ecologia del vivere: saggezza olimpionica


Di Stefania Taruffi
L’Italia non ospiterà le Olimpiadi 2020, ma una medaglia d’oro l’ha presa e andrebbe assegnata al premier Mario Monti che, insieme al governo, ha stabilito che le Olimpiadi non ce le possiamo proprio permettere. Onore al merito.
fiaccola Ecologia del vivere: saggezza olimpionicaEntro oggi il premier avrebbe dovuto consegnare al Cio la lettera firmata con la quale lo stato italiano offriva le garanzie per la propria candidatura ai Giochi olimpici del 2020.  Dopo un’attenta valutazione dei costi e dei benefici legati all’operazione, il premier ha dunque deciso, l’ultimo giorno possibile, che non esistono le condizioni per la candidatura dell’Italia e ha ufficializzato la sua decisione durante l’incontro con il presidente del Comitato organizzatore, Mario Pescante, il presidente del Coni, Petrucci e il sindaco di Roma,Alemanno.
Esito negativo” afferma il Sindaco sconfitto. “Mi aspettavo più rispetto da Monti”, afferma sconsolato Petrucci. Il Pd appoggia la decisione del governo mentre il Pdl è deluso. Tanta delusione nasce certamente per il mancato lustro di ospitare le Olimpiadi nella Capitale, ma anche per la mancata possibilità di investire ingenti quantità di denaro pubblico, con il guadagno di molti, aggiungerei in maniera completamente irresponsabile, viste le nostre condizioni economiche.
I motivi di questa rinuncia sono più che motivati. Spiega Mario Monti: “Il Comitato olimpico internazionale richiede al governo del Paese ospitante i Giochi, una lettera di garanzia finanziaria… tra le altre cose il governo del Paese ospitante deve farsi carico di ogni eventuale deficit della manifestazione. Non possiamo correre rischi”.
Monti ha parlato del progetto in termini molto positivi, ma ha anche sottolineato che “l’operazione potrebbe mettere a rischio i denari dei contribuenti, proprio mentre siamo sottoposti nei prossimi vent’anni a un’operazione di rientro dal debito, operazione condivisa e accettata in sede europea dal precedente governo”. L’impegno finanziario in vista di eventuali Olimpiadi, avrebbe gravato sull’Italia in misura imprevedibile negli anni. Da non dimenticare il caso di Atene 2004 e i costi raddoppiati per l’Olimpiade che si svolgerà a Londra (27 luglio-12 agosto 2012).
L’Italia versa in una crisi economica senza precedenti. I cittadini sono stati chiamati responsabilmente a fare sacrifici economici non indifferenti. Anche le istituzioni e le amministrazioni locali saranno responsabilizzate e penalizzate economicamente negli anni a venire. In un panorama di austerity generale, le Olimpiadi non ci stanno proprio. Inoltre, la Capitale avrebbe bisogno d’infrastrutture diverse, mirate più al miglioramento delle condizioni dei residenti che al temporaneo benessere degli ospiti internazionali che confluiscono da tutto il mondo in queste occasioni.

Per il premier è un no comunque doloroso, perché Monti è il primo a essere consapevole che l’organizzazione di un’Olimpiade può rappresentare una grande occasione di sviluppo, ma non in questo momento e non a queste condizioni. Purtroppo, dissipando energie costruttive e denaro pubblico negli anni passati, ora dobbiamo fare i conti con problemi seri e pensare solo a salvarci e crescere. E guardando alla Grecia, val la pena rinunciare.

domenica 5 febbraio 2012

Ecologia del vivere: neve a Roma. Dobbiamo imparare ad essere più operativi


di Stefania Taruffi
A Roma c’è emergenza neve. Che il Burano (vento delle steppe siberiane) stesse per entrare in Europa, e anche in Italia, si sapeva da più di una settimana.  Era dal 1956 che questo non accadeva, ma tutti i meteorologi l’avevano previsto. Così come era noto che avrebbe nevicato anche a Roma, con gravissimi disagi. Ne era perfettamente consapevole anche il Sindaco Alemanno. E’ tuttavia impensabile che una città come Roma sia attrezzata come Stoccolma o, senza andare lontano, Milano, dove gli inverni sono costantemente innevati.
IMG 39241 342x256 Ecologia del vivere: neve a Roma. Dobbiamo imparare ad essere più operativi
Roma- S. Pietro
Da queste parti scende una spolverata di neve ogni due anni ed è destinata a sciogliersi in poche ore. Roma Capitale non ha mezzi spargisale o spalaneve in abbondanza, tuttavia sarebbe una follia investire denaro pubblico in molte attrezzature costose e ingombranti, che negli inverni più miti, arrugginirebbero nei depositi. La Capitale ha il numero necessario di mezzi per far fronte a una temporanea emergenza di piccola entità. Polizia municipale, Esercito e Protezione civile da due giorni cercano di far fronte alle emergenze più gravi, liberare le vie consolari, salvare le persone intrappolate, spargere sale e spalare neve sulle vie principali, liberare ingressi e strade dai rami caduti sotto il peso della neve. Roma ne è cosparsa ovunque. Abbiamo pini a ombrello che male si adattano alla neve. La Protezione Civile non è la Salvezza nazionale, spesso neanche i suoi uomini con i mezzi adeguati, sono in grado di raggiungere alcune località o abitazioni, né sono tenuti a ripulire ogni singolo viottolo di raccordo tra un edificio e l’altro.
Il Sindaco Alemanno discute con Gabrielli della Protezione Civile e si rinfacciano responsabilità e inadeguatezze. La questione, come sempre, sta diventando politica. Io trovo sia questa la vera inefficienza, quella della politicizzazione di ogni accaduto. Quando il problema vero risiede nella semplice necessità di rendere meno burocratiche le comunicazioni e le azioni d’emergenza: meno protocolli e linguaggi formali che creano confusione. Più coordinamento diretto, senza passaggi della palla chiamata ‘responsabilità’.
Comunque sia andata la macchina dell’emergenza è partita e le situazioni critiche sono state affrontate. Erano un’eccezione, straordinarie, ci possono stare in una calamità naturale che non accadeva da 56 anni. Anche le Ferrovie in tilt dovranno pensare a un coordinamento delle emergenze di questo tipo, anche se molta gente non ha dormito nei treni come si racconta, ma è stata ospitata negli alberghi prossimi allo stop forzato. Anche in questi casi occorre ingegnarsi e trovare soluzioni da soli. C’è bisogno solo di buon senso, spirito d’adattamento e una buona dose di pazienza. Non è uno tsunami!
Non bisogna pertanto escludere anche una certa responsabilità dei cittadini, poco avvezzi a sopportare disagi, all’operatività, a rimboccarsi le maniche o contribuire con delle soluzioni concrete ed efficaci, quanto piuttosto molto solerti a criticare o aspettare gli aiuti da ‘altri’. La neve non si sta sciogliendo, le scuole restano chiuse, ancora non si può circolare senza catene a bordo o pneumatici termici. Così è facile! L’ordinanza doveva prevedere una certa discrezionalità per zona, non tutte sono paralizzate. Nella maggior parte delle vie si circola, mentre in altre c’è ancora ancora tanta neve, che diverrà presto ghiaccio viste le temperature, sulle macchine, nelle stradine, tra le autovetture parcheggiate. Che cosa facciamo se nevica ancora, ci fermiamo per un mese? Appena fuori Roma la situazione è ancora peggiore. I cittadini sono indignati e protestano, anziché seguire il suggerimento sensato del Sindaco di procurarsi una pala e spalare per conto proprio la neve, per liberare il proprio orticello.
Non possiamo lamentarci sul trasporto urbano: laddove le strade erano agibili, gli autobus circolavano fin dalle prime ore di sabato 5 febbraio, anche dopo la nevicata ininterrotta della notte, muniti di gomme termiche. Il passato a volte, insegna qualcosa anche alle amministrazioni locali più reticenti. Insomma non è stato facile, ma i romani l’hanno presa con la solita filosofia godereccia: hanno riscoperto che è bello passeggiare. Si sono riversati per le strade con i dopo sci e finalmente hanno percorso chilometri a piedi guardando con nuovi occhi le meraviglie della città, stretti nella morsa di un clima nordico, ma allegri e felici come non li vedevo da qualche tempo. La fortuna ci ha aiutato facendo nevicare nel fine settimana. Alla fine saranno saltati molti impegni ma poco importa. Li rimanderemo. Teniamo duro, spaliamo, andiamocene a lavorare con il bus o a piedi. Fissiamo dentro di noi le emozioni che questa nevicata ci ha donato perché passerà presto anche questo momento, verrà la primavera e ci ricorderemo la bufera siberiana a Roma per  il resto della nostra vita magari, senza mai più poterla rivedere, perché se e quando accadrà nuovamente, potremmo non esserci più.