domenica 20 giugno 2010

Ecologia del vivere: un pipistrello per amico.


di Stefania Taruffi
Scoppia il fenomeno della bat box, la casetta da posizionare sul soffitto del proprio terrazzo o nel giardino, per ospitare il piccolo mammifero peloso a testa in giù. Questo topo volante un po’ bruttino ma cha fa tanta tenerezza, era in estinzione per mancanza di buchi o fessure dove rifugiarsi, soprattutto nelle città. La Coop, che da tre anni ha messo in vendita la casetta di legno di betulla assemblata senza collanti e coloranti nocivi, e inodore, per non respingere l’aspirante inquilino, tra aprile e maggio di quest’anno nel reparto bricolage, ne ha venduto 12 mila pezzi a 27 euro l’uno, tanto che l’articolo su molti scaffali è quasi esaurito e al produttore (la ditta Demolli di Assago) è stato richiesto un riassortimento urgente. Il gadget nasce da una campagna ecologica «Un pipistrello per amico», in collaborazione con il Museo di Storia Naturale dell’università di Firenze, per salvare questa specie e a rischio. Nei primi tre anni, sono state smerciate dalla Coop circa 7 mila casette, ma si trovavano soltanto in tre regioni, Toscana, Lazio ed Emilia Romagna. Adesso invece le bat box si possono acquistare nei 160 punti vendita Coop in tutta Italia, anche online. Paolo Agnelli, zoologo del museo fiorentino attribuisce il record di vendite all’animo sempre più ambientalista degli italiani, comunque sensibili all’equilibrio dell’ecosistema, che in questa casetta hanno visto anche un modo concreto per aiutare i pipistrelli a trovare casa. Ma non è tutto. E’ certamente un luogo comune quello che i chirotteri attacchino i capelli o mordano. Sono animali timidi e inoffensivi per l’uomo e ora che molti hanno scoperto che un solo esemplare mangia anche 10.000 insetti per notte, di cui circa 2.000 sono zanzare, è scoppiata una vera e propria mania, eco-compatibile, per utilizzarli come metodo antizanzare. Non servirà più accendere gli odorosi zampironi o spruzzare le abitazioni con prodotti tossici e aggressivi, che uccidono anche api e lucciole, basterà semplicemente acquistare una casetta e appenderla nel luogo giusto, sperando che arrivi l’inquilino operoso. Il problema, una volta acquistata la ‘cuccia’ è attendere l’animale. E già c’è chi è in cerca siti o negozi in cui acquistare il raro pipistrello. Allora muniamoci di una casetta e attendiamo l’arrivo di questi angeli della notte, che volteggiano bassi nel buio e che quasi nessuno è mai riuscito a guardare nei grandi occhi ciechi. Dalle nostre parti troverebbero una casa e anche un lavoro ‘nutriente’. Di cibo, infatti, da aprile in poi, ce n’è in abbondanza. Sarebbe auspicabile farli entrare in casa per bonificare la stanza da letto prima di andare a dormire, ma immagino ci sia qualche problema di convivenza; se non altro sarà pure innocuo, ma è un animale molto poco addomesticabile e non è certo rilassante come un gatto.

Foto inlicenza CC: shutterschrink

lunedì 14 giugno 2010

Ecologia del vivere: un mondo di plastica.


di Stefania Taruffi
Ogni tre giorni mi ritrovo a gettare nella spazzatura il contenitore di plastica vuoto del Nesquik e ogni volta mi pongo la stessa domanda: perché in Italia non vendono le ricariche nelle bustine come in Germania, dove c’è una grande sensibilità anche a livelli produttivi e ogni volta devo ricomprare un grosso contenitore, che va poi a finire nel cassonetto? Almeno c’è la differenziata, anche se non sta molto simpatica agli italiani e la plastica ce la ritroviamo anche a galleggiare per anni sui nostri mari. In realtà si producono troppi rifiuti e viviamo in un mondo di plastica, invasi da prodotti usa e getta, da contenitori svuotati e mai più riempiti, destinati a un ciclo di vita troppo breve per averne cura e goderseli per un pò. Forse negli ultimi tempi di crisi economica abbiamo imparato di nuovo a riparare, riciclare e riutilizzare. Si torna a rammendare i calzini, a portare le scarpe dal ciabattino e a riutilizzare i beni, aggiustandoli. Tuttavia la maggior parte delle cose è da aprire, sfruttare, accartocciare e gettare via per sempre. La cosa triste è che non solo le cose materiali sono di plastica, troppo spesso anche i sentimenti, i valori e le persone lo sono diventati: non solo imperversano i vestiti acrilici, per starci nei costi di produzione, ma sempre di più a essere acrilici sono i sentimenti, i valori, i corpi delle donne, il sesso inteso come usa e getta. Ripenso al coraggio della tenerezza e dell’amore, alla fusione di anima e corpo, all’amicizia acquisita e trattenuta con impegno e dolcezza, al cotone e alla lana 100%, alla ‘qualità delle cose’, diventata un articolo di nicchia. Forse dovremmo rivalutarne il concetto ed estenderlo a ogni cosa, anche a beneficio della durata che rallenti la corsa del prodotto (o del sentimento) verso la sua fine e il vuoto desolante. Occorre rivalutare la qualità alla quale ci si affeziona, che si serba con cura e che cerchiamo di trattenere nella nostra vita il più a lungo possibile. Per non inquinare il mondo, la sua anima, ma anche la nostra.

lunedì 7 giugno 2010

Ecologia del vivere: Storie di (stra)ordinaria umanità.


di Stefania Taruffi
Accade in un giorno qualunque, in un tranquillo paesino di provincia. Si entra in un’erboristeria molto fornita, il cui successo è legato alla professionalità e alla competenza della titolare che, con amorevolezza e un dolce sorriso, da anni si prende cura dei piccoli problemi della gente, risolvendoli con un approccio olistico. Tra fiori di Bach e rimedi naturali non aggressivi, quello che principalmente fa bene, entrando in quel luogo, è il senso di serenità ed equilibrio che vi aleggia. Sarà che la natura è di casa; il resto è tutto riconducibile alla gentilezza e alla profonda umanità che vi regna, al fatto che vi si entra con un dubbio, una necessità e se ne esce non solo con un rimedio, ma con la gioia infusa nelle vene.
La titolare non c’è, ma è lampante come le sue collaboratrici siano state scelte per affinità. Si aggira nel negozio un paffuto ragazzo down, che si dà da fare con delle buste da portare via. “Sei bellissima” dice a una delle commesse. E lei gli sorride con una dolcezza infinta, schioccando davanti ai clienti un bacio sulla sua guancia paffuta. L’altra fa l’offesa:“ Ed io non sono bella? Ok, ti perdono perché me l’hai già detto prima”, scherzando con dolce ironia. Il giovane a quel punto le va incontro con un sorriso sbieco pieno di tenerezza e pretende il bacio anche da lei. Le due giovani donne gli ricordano il suo prossimo compito, esortandolo a ritornare il giorno dopo. Esco dal negozio insieme al giovane down. Lo guardo negli occhi fieri e rassicurati che denotano un’intelligenza e una sensibilità che vanno oltre ogni speranza. Le persone affette dalla sindrome di down sono persone davvero speciali: educate, di una dolcezza infinita, davvero, che se accolte con affetto sanno dare tanto, anche in termini di collaborazione fattiva. Osservando i passi lenti di quel giovane che probabilmente, finito il suo lavoro, se ne tornava a casa, mi si è stretto il cuore. Non per la pena nei suoi confronti, ma perché la scena vissuta in quel negozio mi aveva colmato di emozione, per l’amore di cui era invasa. Un episodio di straordinaria umanità. Una lezione di vita.

Foto in licenza CC: http://www.flickr.com/photos/r_ortega/522748644/

lunedì 8 marzo 2010

Ecologia del vivere: Cosa vuol dire essere "Donna".


Le parole scorrono fluide e termino ”Avevamo tanta fame” di Ada Grecchi, un libro fresco, che si legge in fretta e che mette a confronto quattro generazioni di donne milanesi, dal 1940 ai giorni nostri. La storia di un microcosmo di donne che parla al cuore di chiunque creda ancora al valore dell’impegno, della tenacia, dell’altruismo, del rispetto per gli altri, del senso comune, del duro lavoro per contribuire al reddito familiare, in quel caso, per sopravvivere.
Soprattutto dell’enorme sacrificio in nome della famiglia, dei figli, senza dimenticare l’amore per il proprio compagno di vita. Otto Donne incredibili, come ce ne erano e come ce ne sono ancora, che profondono tutte le loro energie e il loro amore in ogni cosa che fanno e che non solo rappresentano il fulcro del loro microcosmo, ma riescono anche, con una volontà di ferro, a evolvere, crescere, migliorare la propria condizione, senza sottomettersi a nessuno, semplicemente seguendo il proprio talento e l’ostinata voglia di fare e di vincere. Vincere la fame, la paura, la cattiveria, la durezza della vita, la solitudine, la mancanza di tutto, ingegnandosi e lavorando con la fantasia, cercando anche di riscattarsi da una condizione semplice e umile per crescere, per dare ai propri figli la possibilità di ‘essere’ qualcosa di più. Una lezione per tanti uomini, per tante donne, per tutti. Donne che, nonostante le tante difficoltà, hanno creduto nell’importanza di avere figli, di crescerli e educarli con amore e senso pratico, con fiducia e coraggio, credendo fortemente che i bambini sono il futuro e questo andava migliorato e che la vita ha un senso se si ha la voglia e la forza di inseguire un sogno. Nelle nostre vite frenetiche oggi ritroviamo ancora queste Donne, non ce ne sono più moltissime, ma le riconosci dall’energia che emanano. Donne che si districano a fatica tra mille ruoli diversi: madri, mogli, lavoratrici, figlie, amiche, compagne, assistenti; Donne che lavorano come matte tutto il giorno, che hanno più energie di un decatleta, che governano famiglie pasticciate cercando di far quadrare sempre tutto, di non sbagliare mai. E se le guardi, sono anche ben curate, sensibili, colte, perché trovano anche il tempo di andare dal parrucchiere, di cercare il senso della vita e di nutrire il proprio cervello, per essere sempre al passo con la veloce realtà che tutto ingoia, tranne loro. Capita a volte che si dimentichino di se stesse per dare tanto agli altri, ma ne sono felici, perché non sono egoiste, sono anche Donne generose, che amano le persone e le rispettano, e con umiltà sono sempre pronte a migliorare e imparare. E’ a queste Donne bioniche che sono proprio così, che oggi voglio dedicare un pensiero speciale. Perché in un mondo fatto di tante femminucce arriviste, capricciose e vuote, egoiste e pretenziose, vittime forse di una società svuotata di valori e contenuti e di famiglie inesistenti, che non sanno più trasmetterli, esse rappresentano quello che da sempre è la vera natura di una Donna. E forse anche molto di più.


Stefania Taruffi

Foto in licenza CC: Jessica garro

mercoledì 3 marzo 2010

Ecologia del vivere: "La bellezza salverà il mondo"


di Stefania Taruffi
La frase, tratta da L’Idiota, del grande romanziere russo F. Dostoevskij, vede protagonista un essere assolutamente buono, il principe Myskin, alle prese con un mondo invece completamente malvagio. La missione di questo eroe atipico sarà appunto quella d’instillare il seme della bellezza, di cui lui è portatore, in un contesto di assoluta desolazione spirituale. Missione che lui stesso fallirà inesorabilmente; La bellezza domina questo capolavoro, dalla prima all’ultima riga, aleggiandovi ed esercitando sui lettori un’irresistibile fascinazione. Bellezza che, in altri termini, non può che essere di derivazione platonica. Infatti, sia Platone sia Dostoevskij, non credevano in questo mondo, preda della bruttezza, bensì non smisero mai di credere nell’oltre mondo della bellezza – intesa come fuoriuscita da un mondo inferiore.
Mai come oggi occorre soffermarsi ancora sul concetto di Bellezza. Forse perché assistiamo malinconicamente al suo declino, osservando le tante cose brutte che incontriamo ogni giorno sulla nostra strada.
Da secoli filosofi e intellettuali hanno cercato di descriverla, artisti di raffigurarla, comuni mortali di perseguirne l’ideale e di goderne. Perché lei, nonostante tutto, è sempre esistita ed esiste ancora. E ci fa stare bene solo a guardarla. La troviamo nella natura, nelle opere d’arte, nelle emozioni, nel corpo, nell’anima, nei pensieri, nelle azioni, nelle parole, nei gesti e nelle cose. E’ ovunque come la Bruttezza, a contendersi con questa il destino del mondo: Bene o Male, Salvezza o Distruzione. Ne deriva quindi anche un’eticità del Bello (Platone docet), perché le cose Belle devono essere anche Buone e piene di qualità e il loro effetto, sono il Bene. Sì, perché fin dalle origini della nostra civiltà l’energia creativa della bellezza è stata il motore dell’esistenza umana, ha suscitato desideri e passioni, sollecitato azioni e pensieri positivi. Perché la Bellezza è armonia. La stessa armonia insita nella natura, che incarna la bellezza più grande che sia stata mai creata e che tutti cercano di devastare senza riuscirci: la bellezza della natura, che è superiore al male. Ciò che più mi spaventa, sono i miti alimentati da una parte dell’umanità, che stanno devastando il Bello e il Bene: la brama di potere, la corsa al denaro, la bellezza esteriore, il possesso, che altro non producono che avidità, corruzione, livellamento della qualità verso il basso, mancanza di meritocrazia, superficialità e ingiustizia.
Gli ‘esteti’, seguaci di un’etica del vivere sana, armoniosa e positiva spesso perdono le loro piccole battaglie. E si scoraggiano osservando inermi la vittoria della Bruttezza e del Male. Tuttavia essi risorgono sempre dalle loro ceneri, come la fenice. Perché le sentinelle della Bellezza hanno l’energia inesauribile prodotta dalla stessa fonte che proteggono e non sono mai sole: la forza del Bello e del Bene risiede nella solidarietà, nella condivisione, nello spirito di gruppo, nella generosità, nella passione, nell’amore, nella speranza, nell’onestà intellettuale, nelle piccole opere quotidiane, nel perdono, fonti potentissime che sprigionano energia creativa e propulsiva e da sempre salvaguardano il mondo.

domenica 14 febbraio 2010

Ecologia del vivere: Amare e il coraggio della tenerezza.


Non bisognerebbe scomodare l’Amore solo il giorno di S. Valentino: troppo facile. A chiunque sia venuta l’idea, non è stata poi così buona: stabilire un solo giorno l’anno, dedicato al bellissimo mondo dei sentimenti, è un vero delitto. Specie da quando è divenuto un appuntamento così consumistico! Una sorta di Befana o di Babbo Natale che arrivano con i doni e l’abbuffata al ristorante, con tanto di brindisi, svuotato spesso di contenuti, perché quelli, ce li stiamo dimenticando un po’ tutti.L’Amore si canta, si grida, si scrive, se ne parla, si desidera più di ogni altra cosa al mondo, eppure mai come ora è diventato un prodotto usa e getta perché in fondo, se ne ha un’incredibile paura. E’ più facile ‘fare sesso’, amoreggiare con il corpo, lasciandosi andare alle pulsioni amorose sprigionate dagli istinti, che è una cosa bellissima, ma amando, diventa una magia. La paura spesso nasce dai fallimenti, che sono inevitabili. Gli amori finiscono, perché sbagliamo, perché succede. Perché amare significa mettersi in gioco e quindi anche sbagliare e soffrire, ma nella sofferenza d’amore, nei fallimenti c’è anche la crescita e la ricostruzione di sé. Vorremmo tutti solo il grande Amore, ma questo esiste solo quando avviene l’incontro tra due donatori, che rischiano quel che c’è di più grosso: la propria vita, perché l’Amore è il dono di sé, è il coraggio della tenerezza, è l’abbandonarsi all’altro. Se non riusciamo a farlo, vuol dire che siamo egoisti, di cui il mondo è pieno. Non crediamo più molto nella politica e nei partiti, ci hanno deluso pure loro. Tuttavia c’è un partito di minoranza che non governerà mai il mondo ma è ovunque, a contendere voti a quello dell’indifferenza e dell’egoismo, resiste, perché non si arrende mai: è il partito dei coraggiosi, di chi ama, sbaglia, soffre, ma continua ad amare, degli innamorati insomma, di quelli che ancora credono nella forza della passione e dell’amore. Sono gli unici che osano ancora coniugare i verbi al futuro, palpitano di vita, progetti, scenari, speranze. Sprigionano energia creativa. Hanno il coraggio della tenerezza e del sogno e nel concedersi alle emozioni, si prendono il privilegio di toccare con mano la felicità. Il futuro è il verbo di chi emana energia e l’energia più potente rimane sempre l’Amore. E non occorre andare lontano per trovare un po’ di felicità. A volte può essere solo una parola che nasce dal cuore, un bacio, la condivisione di un’emozione, una tenerezza a renderci felici, a scaldarci, a darci energia, a farci vivere un presente più leggero e a credere in un futuro migliore. E allora in questo giorno, non facciamo gli ipocriti regalando rose rosse e stipandoci tristemente nei ristoranti a due tavoli senza intimità, piuttosto cerchiamo dentro di noi quel coraggio di vivere le nostre passioni, i moti amorosi, la sacra fiamma che ci fa sentire vivi e ci riscalda, riscopriamo cos’è veramente ‘l’intimità’, la fusione di anima e corpo. Rieduchiamoci a donare, a dare, a concedere. Ci tornerà indietro.Torniamo a essere guerrieri d’amore, spingiamoci a combattere senza paura ritrosie e a conquistare cuori. La battaglia dell’amore avrà sempre vincitori e vinti, è nella sua natura. Ma non combattere, come non amare, significa non aver mai vissuto.
Stefania Taruffi
http://periodicoitaliano.info/2010/02/14/ecologia-del-vivere-amare-e-il-coraggio-della-tenerezza/
Foto in licenza cc: gattospino (Amore e Psiche)

venerdì 22 gennaio 2010

Ecologia del vivere: Impariamo a riconoscere e preparare il nostro futuro


Si vis pacem para bellum, si vis bellum para pacem, lo dicevano già gli antichi romani, che avevano imparato a cogliere nel presente i segni d’inversione di un ciclo, facendosi trovare pronti quando i loro potenziali avversari non lo erano ancora, ma sapendo anche immaginare un percorso di pacificazione quando la guerra sembrava non dovesse finire mai. Quando c’è la pace, prepariamoci alla guerra; è quando il sole splende che la civiltà contadina ha imparato a mettere il fieno in cascina per l’inverno che inevitabilmente arriverà. Perché l’inverno, o anche semplicemente l’autunno, nell’esistenza di una persona, di una famiglia, di una società, prima o poi arriva, e la capacità di superarlo con tranquillità dipende molto da come ci si è attrezzati nei tempi di abbondanza. Possiamo dire di comportarci secondo questa regola, che è prima di tutto di buon senso? Stiamo preparando un sano invecchiamento del nostro corpo? Stiamo sfruttando la giusta finestra biologica per riprodurci, prima che si richiuda per sempre? Stiamo investendo nei nostri affetti prima che sia troppo tardi? Stiamo mettendo da parte i soldi per superare le inevitabili difficoltà della vita sta e goderci una serena terza età? Stiamo preparando un buon ricordo in chi ci sta intorno dopo l’inevitabile addio al mondo terreno che prima o poi arriverà? Siamo dunque mentalmente preparati al “bellum” che ogni esistenza ciclicamente propone? Osservando come vive la nostra società purtroppo la risposta sembrerebbe spesso negativa.
Perché, invece, imparare ad anticipare i segni del cambiamento e una sua possibile direzione, può essere un esercizio molto redditizio, da molti punti vista. I grandi operatori di Borsa sanno che il momento migliore per comprare è quando tutti vendono, perché le aspettative del mercato in quei momenti sono così nere che ogni possibile evento negativo è già nei prezzi, stracciati. Anche il tempo si comporta allo stesso modo: quando la tempesta è al suo culmine, si stanno già preparando le condizioni per l’incipiente schiarita. E chi sa cogliere in anticipo i segni del cambiamento ha una marcia in più, come gli antichi romani. Perché, quando tutto sembra andare per il peggio, scruta dentro se stesso e scopre le ancora incerte fattezze del successivo, splendente ciclo positivo che lo aspetta e che ha preparato con il giusto comportamento..
Anche il sole, del resto, prepara la prossima primavera ricominciando a salire sull’orizzonte quando meno ce l’aspettiamo, nel pieno di un inverno che sembra non finire più.
Stefania Taruffi
Rubrica "Ecologia del vivere" http://www.periodicoitaliano.info/


Foto: Luca Cecconi