martedì 6 settembre 2011

Ecologia del vivere: “Se tutti pagano le tasse, le tasse ripagano tutti”.

Di Stefania Taruffi

E’ questa la frase che mi è compare sullo schermo della tv. Mi soffermo sullo spot, avevo letto la notizia, ma non conoscevo il promo: per sensibilizzare gli evasori, sono partite il 9 agosto le campagne di sensibilizzazione dell’Agenzia delle Entrate e del Ministero dell’Economia su radio, giornali e tv, per rendere consapevoli i cittadini italiani che chi non paga le tasse, vive alle spese euro Ecologia del vivere: “Se tutti pagano le tasse, le tasse ripagano tutti”degli altri e danneggia tutti, compreso il paese. E che con i soldi delle tasse, lo Stato dovrebbe ripagare il paese con adeguati servizi. Aggiungerei, risanare soprattutto l’incredibile debito pubblico raggiunto: ne abbiamo preso coscienza con qualche decennio di ritardo, ma abbiamo un debito pubblico in Italia che ora ammonta a ben 1800 miliardi di euro. Al contrario di quello della Grecia, nessuno si prenderà carico del nostro. Quando è toccato a loro, in Italia nessuno si è sentito chiamato in causa dalla situazione a parte qualche lungimirante economista, qualche sporadico politico liberale e un paio di giornalisti illuminati. Poi siamo diventati ‘ sorvegliati speciali’ ed è notizia di oggi, da fonti Reuters, che dalla Germania anche Angela Merkel avrebbe espresso la considerazione che “L’Italia e la Grecia sono in una situazione estremamente fragile”, accostando per la prima volta le crisi delle due nazioni.

Anche la Spagna ci ha messo il carico e Blanco, intervistato da “Telecinco”, ha dichiarato: “Siamo molto preoccupati perché alcuni Paesi sono in una brutta situazione e non stanno rispettando i loro obiettivi: la Grecia e l’Italia, che si è rimangiata in pochi giorni il suo piano di aggiustamento“. Non ci raccontano nulla di nuovo, a questo ci siamo arrivati da soli. Da mesi infatti la borsa è in calo e l’economia ferma. Oggi Milano perde il 4,8%, mentre il Presidente in pectore della Bce, il nostro Mario Draghi, avverte che il sostegno ai Btp da parte della banca centrale europea può essere solo temporaneo e chi ha investito in Btp, sta perdendo sul capitale investito. Questi mesi di turbolenze finanziarie sui mercati internazionali hanno determinato un forte aumento dei rendimenti richiesti per il finanziamento del debito pubblico italiano. Le banche sono in difficoltà.

La manovra correttiva del governo per la ‘stabilizzazione finanziaria e la competitività economica’ tocca ormai quasi tutti i cittadini, ma come sempre, a risentirne saranno coloro che hanno redditi più bassi. Con essa era partita quest’estate la caccia al denaro pubblico da ogni parte, che secondo la logica tutta italiana equivale a:‘prendiamo un pò qua e un pò là e vediamo a quanto arriviamo’. Ed erano arrivati a 24 miliardi. Tra le misure principali il provvedimento prevedeva riduzioni dei costi della pubblica amministrazione e della politica, interventi di tipo fiscale a favore delle reti d’impresa e non scampavano neanche i falsi invalidi e il settore del noleggio. Vedremo meno auto blu, ma non sarà un nostro problema. Ci interesseranno di più le norme in materia sanitaria, poiché è prevista una riduzione della distribuzione (chiamiamolo pure sperpero) di medicinali e gli acquisti di beni e servizi, a prezzi superiori a quelli di riferimento, saranno sottoposti agli organi di controllo e revisione. Non c’è scampo neanche sulle strade, giacché è stata prevista la possibilità di introdurre il pedaggio di tratti di strade di collegamento con tratti autostradali. Cambiano le ‘finestre’ in materia di pensioni ed è notizia recente che dal 2014 saranno adeguate le pensioni delle donne nel settore privato. Perchè 24 miliardi erano troppo pochi. Per tranquillizzare i mercati ne servirebbero la metà del debito, pari a 900 miliardi di euro. Allora è stato anche aggiunto l’aumento dell’Iva al 21% e la tassa del 3% per cento sui redditi superiori a 500.000 euro. E siamoa rrivati ad un maxi-emendamento che porterà nelle casse dello stato 54,2 miliardi di euro.

E le tasse? Scattano il redditometro e i controlli del fisco. Già da questa estate la guardia di finanza si è messa a caccia di vip e yacht per raggranellare qualche altro euro.

A questo punto una domanda sorge spontanea: che in Italia il problema principale fosse l’evasione fiscale era noto a tutti da qualche tempo. Se davvero ciascun cittadino avesse pagato le tasse dovute in base al proprio reddito reale, se ogni attività, libero professionista, artigiano avessero rilasciato regolare fattura per le proprie prestazioni (e chi usufruiva dei servizi l’avesse pretesa) e ci avessero pagato sopra le dovute tasse. Se si fossero evitate le fughe di capitali all’estero con manovre adeguate, preventive piuttosto che un continuo condono. Se tutti fossero stati messi da anni, non da oggi, nella condizione di dover pagare le tasse, forse allora non ci troveremmo al pari della Grecia, ultimi fra gli ultimi, a mendicare denaro qua e là senza criterio e credibilità presso le banche europee. La civiltà di una nazione si misura soprattutto sulla sua salute economica, politica e sociale. E noi stiamo facendo acqua da tutte le parti. Agli italiani piace stare fermi o frenare qualsiasi cambiamento, giusto o sbagliato che sia e l’unica cosa che opposizione e sindacati sono riusciti a controproporre oggi, è stato lo sciopero, che altro non è che l’ennesimo colpo di grazia all’economia. Viene voglia di scappare, quando invece dovremmo tutti fare più politica. Quella sana, costruttiva, propositiva, direi quasi rivoluzionaria. E invece restiamo tutti rintanati nel proprio orticello, a salvaguardarlo. Quella mia, dei quarantenni/cinquantenni è proprio una generazione bruciata. Ci portiamo addosso il fardello di decenni di malgoverno, di sperperi, di speculazioni, di abusi, non ci abbiamo guadagnato molto ma ne paghiamo i conti.

Però una critica la muovo a questa generazione, l’unica che potrebbe ancora fare qualcosa: non abbiamo fatto nulla per cambiare le cose. E forse, abbiamo fatto male.

http://www.italiamagazineonline.it/archives/16775/ecologia-del-vivere-%E2%80%9Cse-tutti


mercoledì 31 agosto 2011

Ecologia del vivere: schiaffo morale dalla Svezia.

di Stefania Taruffi

 Ecologia del vivere: schiaffo morale dalla SveziaHa passato due notti e tre giorni in carcere a Stoccolma e parecchi guai, Giovanni Colasante, consigliere comunale di Canosa di Puglia, per un presunto schiaffo dato al figlio per strada. In Svezia non è tollerato usare anche forme lievi di violenza contro i figli. È un reato grave che corrisponde al maltrattamento e comporta l’arresto, la reclusione e il giudizio in tribunale.

E’ quello che è accaduto al consigliere pugliese che ora attende che il 6 settembre il tribunale di Stoccolma si pronunci in merito.

In epoca di maltrattamenti e abusi sui minori, non denunciati neanche dalle famiglie stesse, suona strana questa misura per un ordinario litigio familiare. Chi non ha mai perso la pazienza con proprio figlio e ha fatto volare un ceffone? Molti genitori sono del parere che sia anche educativo mettere le mani addosso ai propri figli, quando non le parole non sono più ascoltate e sembra non esserci altro rimedio.

Non è lo stesso in Svezia. Nell’Europa settentrionale si fanno molti figli e questi sono tutelati, così come lo sono le loro famiglie. E anche un semplice rimprovero (pare che lo schiaffo non sia stato visto direttamente da chi l’ha denunciato alle autorità) può far saltare una vacanza e divenire un grosso problema. Sapevo delle multe a chi butta le carte per terra, ma di questa norma non ne ero a conoscenza anche io. A sentire le notizie di questi giorni dovremmo adottarla anche noi in Italia, non solo per gli italiani, che comunque nella norma sono civili e finanche troppo protettivi ormai con i propri figli, ma anche per certi extracomunitari che non rinunciano alle loro cattive abitudini.

E’ recente la notizia di un marocchino, residente a Milano da un buon decennio, che dopo anni di maltrattamenti alla figlia 17enne, l’ha frustata giorni fa con un filo elettrico, a causa dei suoi comportamenti troppo ‘occidentali’ in termini di fidanzati e abbigliamento. Se è vero che certi abusi e maltrattamenti hanno luogo spesso nelle case, è anche vero che spesso nessuno li denuncia e restano impuniti anche a causa dell’omertà. E’ vero che ci vogliono leggi mirate a tutela dei minori, ma è anche importante, come in ogni situazione, che valga la legge del Buon Senso. Un’arrabbiatura bonaria di un padre esasperato dal comportamento di un figlio disubbidiente non può essere paragonata ai maltrattamenti violenti e continui di un padre inflessibile ai comportamenti di una giovane adolescente, perlopiù in un paese straniero dove tali comportamenti sono la normalità. Avrei trovato giusto un rimprovero ufficiale al consigliere pugliese, mentre il marocchino che ha portato sull’orlo del suicidio la figlia, merita sì di finire in giudizio!

La legge è legge e in Svezia non si scherza. In Italia invece, si scherza molto di più.

http://www.italiamagazineonline.it/archives/16643/ecologia-del-vivere-schiaffo

mercoledì 10 agosto 2011

Ecologia del vivere: la notte delle “Lacrime di S. Lorenzo”.

Di Stefania Taruffi

slorenzo1 Ecologia del vivere: la notte delle “Lacrime di S. Lorenzo”Le notti in cui ci sarà il picco delle stelle cadenti cadono il 12 e il 13 agosto ma quest’anno la luna in quei giorni sarà piena e luminosa. Pertanto saranno oggi e domani, 10 e 11 agosto, i giorni migliori per scrutare il cielo, sperando di incontrarne una. Chiamate anche ‘Lacrime di San Lorenzo’, perché le meteore si infrangono nell’atmosfera della Terra in concomitanza con l’anniversario della morte del santo, che cade il 10 agosto.

Si prevedono 20-30 meteore l’ora, destinate ad aumentare a 100 durante il picco del 13 agosto, il cui culmine è previsto alle 8,00 del mattino, ma che saranno oscurate dalla luminosità della Luna piena. Il consiglio degli esperti è di osservare le stelle cadenti questa notte e domani, perché la Luna, anche se in fase crescente, non sarà ancora piena e di concentrare le osservazioni fra le 2,30 e le 3 del mattino, quando la Luna sarà già tramontata e non darà disturbo.

Il fenomeno chiamato anche ‘Perseidi’, giacché la pioggia luminosa di meteore sembra cadere da un punto del cielo (il cosiddetto radiante) collocato nella costellazione di Perseo, è causato dalla nube di polveri lasciate lungo la sua orbita dalla cometa Swift Tuttle e che il nostro pianeta attraversa ogni anno in questo periodo.

Saranno i giorni più belli dell’anno, quelli dei desideri inespressi, dei sogni irrealizzati. Chi non ne ha? In quel cielo stellato e lontano è racchiuso tutto l’imperscrutabile mondo della speranza e dei sogni, che alberga in ognuno di noi. Ci distendiamo per ore davanti ad un cielo scuro pieno di stelle lontane sperando che una di essa scelga proprio noi e scorra nel cielo per esaudire il nostro desiderio. Un momento unico e genuino come ce ne sono pochi ormai. In questo modo ristabiliamo un contatto con il cosmo, ci uniamo al suo eterno fluire, scorriamo nel tempo e cerchiamo di fermarlo in un attimo, un istante magico che ci riempie di gioia.

Rincorrendo le stelle noi inseguiamo anche un sogno, qualcosa d’intangibile e lontano racchiuso in una scia luminosa e lontana. A volte i desideri si avverano, altre volte no. Io ne ho incontrata una qualche settimana fa. E’ stato un incontro che mi ha riempito di euforia. Una grande palla di fuoco ha incrociato la mia strada nel cielo ed io le sono stata grata. In quel momento ho dovuto cercare in me stessa il sogno più grande e chiedere a quella stella di esaudirlo.

Difficile in quei rapidi momenti, cercare il migliore, scegliere il desiderio più caro, più forte. Presi alla sprovvista catturiamo il primo che ci viene in mente, che probabilmente è quello cui teniamo di più.

Dunque stasera, soffermiamoci sulla natura del nostro desiderio più immediato e continuiamo a lavorarci su anche tutto l’anno. Perché sono proprio quelli i desideri più veri, profondi, che meritano tutta la nostra attenzione e lo sforzo quotidiano al loro raggiungimento. Che s’incroci una stella nel cielo o meno, i desideri sono molto importanti e dobbiamo sempre ascoltarli.

http://www.italiamagazineonline.it/archives/16170/ecologia-del-vivere-notte-delle

martedì 26 luglio 2011

Ecologia del vivere: quando a tradirci, sono coloro di cui più ci fidiamo.


untitled309 Ecologia del vivere: quando a tradirci, sono coloro di cui più ci fidiamodi Stefania Taruffi

Genitori non si nasce, si diventa. C’è chi è più o meno portato a svolgere questo ruolo, chi ce l’ha dentro il DNA e chi invece non riesce a diventarlo mai, proprio non ce la fa. Poi c’è una folta schiera di padri e madri che svolge questo ruolo con amore, dedizione e forte senso di responsabilità. D’altronde, qualsiasi sia il nostro atteggiamento di fronte al dovere di genitore, i figli che mettiamo al mondo esistono, si formano e crescono secondo quello che vivono e vedono nei primi anni della loro esistenza, in cui i genitori svolgono un ruolo determinante. Inutile affermare qui quanto sia importante il nostro esempio, la presenza, l’educazione che impartiamo loro. Inutile ricordare che i genitori sono le uniche persone di riferimento dei bambini che di loro si fidano ciecamente, di cui non possono farne a meno, visto che ne sono totalmente dipendenti.

Poi ci sono i mostri. Quegli uomini, quei padri, che tradiscono la fiducia delle proprie figlie e abusano di loro sin da piccole per anni, senza tregua. Quegli uomini malati, che educano la loro bimba indifesa a una visione perversa della paternità, a un’affettività insana, ingiusta e violenta.

Nel mondo circa 40 milioni di bambini sono ogni anno vittima di abusi, che in molti casi sfocia in tentativi di suicidio, per quanto sono destabilizzanti queste situazioni.

L’ultimo mostro denunciato è di Belluno, ora condannato a 16 anni di carcere per aver abusato della figlia da quando era piccolissima, 4 anni appunto, per tutta l’adolescenza e fino ai 19 anni. Per tanti anni, minacciata dal padre, aveva tenuto dentro di sé quest’orribile segreto, un incubo agghiacciante consumato fra le mura domestiche che avrebbero dovuto proteggerla. Fino al gesto coraggioso di raccontare tutto alla madre, che non si era accorta di nulla.

Come donna e come madre mi chiedo come non si faccia a percepire una simile situazione in casa propria. Per la maggior parte delle persone sensibili e che hanno a cuore la vita dei figli, questa indifferenza che rasenta l’omertà appare assurda. Tuttavia, nel triste panorama delle famiglie esiste anche questo. Esistono genitori che abusano dei propri figli e anche genitori assenti che non si accorgono di nulla, perché non riescono, o non vogliono, vedere col cuore, ma neanche con i sensi, compreso il sesto che spesso aiuta le mamme a percepire anche i microcosmi sotterranei, gli spazi indifesi e i dolori che vivono nelle anime dei propri figli.

Guardandomi intorno mi accorgo che sono sempre di meno i genitori accorti, sensibili e attenti alle anime dei propri figli. La maggior parte li riempie di percosse e minacce, di denaro e regali, di solitudine e indifferenza. Un figlio è un atto d’amore incondizionato, fa parte di noi visceralmente e abbiamo il dovere di proteggerlo. Da tutti, a volte, purtroppo, anche dal padre.

http://www.italiamagazineonline.it/archives/15815/ecologia-del-vivere-tradirci


mercoledì 13 luglio 2011

Ecologia del vivere: la qualità ha il suo prezzo.

Di Stefania Taruffi

Il mondo è invaso di prodotti a basso costo e quindi di qualità molto bassa, per venire incontro alle esigenze di un mercato con un potere d’acquisto molto ridotto grazie alla crisi, ma anche composto di una media di persone che si ‘accontenta’ di merce mediocre. E purtroppo, non solo di oggetti! La maggior parte si accontenta della mediocrità in tutti i settori della propria vita: negli affetti, nelle relazioni, nel lavoro, nel cibo, nei materiali. Il concetto di qualità non è più un valore, e nessuno vuole più investirci nulla. Si va piuttosto sulla quantità, poiché c’è anche una vasta offerta di ogni cosa e non si vuole più rinunciare a nulla. La qualità però ha il suo valore di unicità, di gradevolezza, di sicurezza, di autenticità e quei pochi che ancora investono in qualità lo sanno bene. E non ci rinunciano. E’ una nicchia di mercato quella della qualità e chi la offre, può chiedere un prezzo alto, anche in senso lato: chi sa vivere in profondità, chi ama con tutto se stesso e in amore e in amicizia si circonda solo di persone autentiche, mettendosi in gioco con generosità, può pretendere accanto a sé una persona affine, che apprezzi e ricambi. Chi cerca la frutta dal contadino e va comprare le uova in campagna, risparmia e riceve in cambio il sapore autentico che fa rinascere il gusto. Deve solo saper cercare, impegnarsi nella ricerca della terra e del contadino. Chi compra un abito e guarda sempre l’etichetta, rifiutando i tessuti sintetici e cercando solo quelli naturali, anche pregiati, che soddisfano non solo la gradevolezza al tatto, ma sono anche più igienici e sicuri, spende volentieri un po’ di più e possiede meno capi, ma tutti di grande qualità.

Sono ormai pochi i negozi che offrono capi artigianali di qualità, come sono poche le persone che della qualità ne fanno uno stile di vita. Cercarle e trovarle nelle nicchie della società è diventato per me un piacevole diversivo da anni. A dire il vero ho girato in lungo e in largo l’Italia trovandone pochissimi, sempre meno nel tempo. Una razza in via d’estinzione la loro. E quando le trovo, mi si riempie il cuore di gioia. In genere sono dei veri e propri esempi di “creativi culturali” che, spinti da una forte carica interiore di cambiamento, ispirati dalla bellezza e dalla qualità in ogni senso, lasciano la strada sicura su cui sono e seguono un sogno. E siccome i sogni hanno la grande capacità di diventare realtà, loro ci riescono.

abito hawaii 1 243x256 Ecologia del vivere: la qualità ha il suo prezzo.

Abito Hawaii

Questa volta ho incontrato Anna Manco, 33 anni, napoletana. La sua storia ve la racconto con piacere, perché è proprio un esempio di “ricerca della qualità”. Da quando è nata, sino ai 16-18 anni, ha passato la maggior parte del tempo da sua nonna, che faceva la sarta e lì ha cominciato ad avere una grande passione per il disegno di modelli. La nonna disegnava i cartamodelli sulla carta della pasticceria o del pane, a suo modo una pioniera del riciclo! Poi il suo percorso di studio l’ha allontanata da quel mondo e ha lavorato come responsabile della sicurezza presso una società di consulenza. A dicembre dello scorso anno ha deciso di mollare tutto per dare spazio alla sua creatività, repressa per tanti anni e ha creato la sua prima collezione di abiti in tessuto naturale, prodotto in Italia, dedicata ai bambini dai 0 ai 5 anni, immaginando che le mamme fossero molto sensibili alla qualità. I bambini non hanno la possibilità di scegliere come vestire e se un adulto non sopporta l’acrilico e il poliestere sulla pelle, possiamo immaginare cosa provino i bambini, con la loro pelle così sensibile. L’artigianalità richiede competenza e i tempi di lavorazione sono molto diversi rispetto a un abito prodotto in fabbrica, per non parlare dei costi. Qualcuno le ha anche suggerito di rivolgersi alle fabbriche gestite dai cinesi per produrre a costi bassissimi, ma Anna ha preferito andare incontro alla difficoltà di trovare acquirenti o intermediari e guadagnarci meno, piuttosto che fare una produzione in serie. “Voglio che i miei vestiti mantengano una energia positiva e questo è possibile solo se le persone che li confezionano sono serene”. Anna ritiene che sia importante la qualità del tessuto che “deve essere naturale, per questo mi baso molto sulla percezione tattile per sentire quanto il tessuto che scelgo, è accolto dalla mia pelle (ci sono abiti che riportano la scritta cotone 100% ma che in realtà indossarli è una tortura). I primi tessuti li ho presi da una persona molto conosciuta nell’ambiente moda e speravo che la sua esperienza potesse garantirmi qualità invece…Il modo migliore che si ha per capire se un tessuto è naturale o sintetico è bruciarlo (l’ho imparato alla scuola di taglio e cucito che sto frequentando), in quel caso ho scoperto che alcuni tessuti che mi aveva venduto erano in poliestere, per cui li ho messi da parte e mi sono cercata un altro fornitore”.

Molti fornitori hanno cercato di convincere Anna che la sua idea era poco vincente e ancor meno condivisa dal grande mercato, anche quello di grandi della moda. Ma lei è andata avanti, convinta delle proprie ragioni: “La mia idea è quella di realizzare capi unici e allegri, nei colori e nelle forme” aggiunge Anna, “niente orsacchiotti o elefantini ma tessuti per adulti addolciti da nuove forme, abiti che rispecchiano l’animo del bambino, che deve rimanere tale” .

Anche la scelta dei bottoni non è casuale nei suoi capi. “La prima volta che ho chiesto dei bottoni per bambini mi hanno dato della plastica leggera colorata a forma di animali, una cosa terribile , per cui ho iniziato a chiedere accessori per adulti. Sembra che per i bambini si facciano solo cose “giocattolose” ma che di speciale, come i giocattoli, hanno solo la plastica. Ho scelto per questo di usare solo la madreperla: è così raffinato questo tipo di bottone che si sposa benissimo con le nostre creazioni; l’unica alternativa alla madreperla che mi concedo sono dei vecchi bottoni colorati di mia nonna che ho deciso di rimettere in gioco dopo 20 anni”.

Il mercato è vario e Anna ha avuto molti riscontri positivi da parte di gente esperta: l’espressione ricorrente è “sono proprio diversi da quello che si vede in giro”, “non ho mai visto vestiti per bambini così rifiniti e di qualità”. Tuttavia ci sono stati anche riscontri negativi. Mi racconta: “Proprio qualche giorno fa mi sono imbattuta in due giovani imprenditrici proprietarie di un negozio per bimbi che vendevano solo marche molto note. Quando ho fatto loro notare che erano abiti carini, ma in poliestere 100%, hanno affermato:Sì ma la gente guarda raramente le etichette della composizione’”. È vero! Ed è triste trovare persone così giovani e già così inserite in un sistema viziato e che promuovono solo l’interesse personale di guadagno, piuttosto che la qualità. Ed ancora più deprimente constatare che la gente compra ad occhi chiusi, totalmente indifferente al valore di ciò che sta per acquistare. Non indica un grande amor proprio.

Anna non si è fatta scoraggiare, è giovane e continuerà per la sua strada che sa di buono, di salutare, di autentico. Si diverte, fa il lavoro che le piace, ha dei forti valori e nei suoi capi mette la sua anima rispettosa dell’ambiente e delle persone. Sul fiocco celeste di cotone stilizzato c’è scritto “Fatto a mano”. Una frase che racchiude impegno, creatività pura, lavoro, ricerca, elaborazione, cura e amore. Un prodotto di nicchia che sopravvive al mondo di plastica in cui viviamo.

Anna e la sua amica Rossella stanno cercando una boutique che creda veramente in loro. La troveranno, perché loro credono in se stesse.

Per info: http://www.annaemmehm.altervista.org/

http://www.italiamagazineonline.it/archives/15344/ecologia-del-vivere-qualita


martedì 28 giugno 2011

Ecologia del vivere: Dionisio e il senso della vita.

Di Stefania Taruffi

La nuova piaga sociale fra i giovani pare essere quella dell’alcolismo. Solo trent’anni fa sembrava un retaggio anglosassone che non ci toccava da vicino. Sulla base dei dati Istat la diffusione dell’ alcol tra giovani e giovanissimi è allarmante: il 13,6% dei ragazzi tra gli 11 e i 15 anni, beve alcolici, ben 392 mila individui.

La popolazione più a rischio di binge drinking, ovvero bere in modo compulsivo con l’intenzione di arrivare a perdere il controllo è calcolabile nella fascia d’eta compresa tra i 18-24 anni : si tratta di 698 mila persone, il 16,6% dei giovani, con un rapporto tra maschi e femmine pari a tre. Comportamento, il binge drinking, sempre più diffuso, soprattutto al sabato sera e nei momenti di socializzazione tra i giovani.

Trent’anni fa c’era la piaga dell’eroina, ma non si beveva troppo, si sballava in controtendenza con il sesso libero e qualche canna, per farlo in maniera più disinvolta. Ora c’è lo sballo da alcool. Quattordicenni che girano con le bottiglie in mano, che bevono un drink dopo l’altro in discoteca e acquistano casse di superalcolici per riempire le loro serate di vuoto. Perché è di vuoto che si parla quando si perde la cognizione fino a starci male. Non si riesce neanche a fare una conversazione. D’altronde a cosa serve parlare, non si usa più.

Basterebbe un po’ d’equilibrio, come in tutte le cose: bere il giusto, ma si sa, gli eccessi gratificano i giovani. E pare anche gli anziani: 2 milioni e 915mila persone oltre i 65 anni abusano dell’alcol nonostante i rischi dell’età.

ec7ac3a6dd 1687425 med 168x256 Ecologia del vivere: Dionisio e il senso della vita.Io renderei obbligatorio bere soprattutto, a questo punto, per la fascia d’età intermedia in cui mi ritrovo anche io, quella più a rischio di stress: un buon vino, champagne, il limoncello fresco d’estate, un drink alla moda. A me bastano due tre bicchieri e vado in orbita. Due tre bicchieri bastano per ballare ore di seguito, per ridere di gusto, per alleggerire la serata di parecchi kilogrammi di nervosismo, di stress, di fatica. Castelli di rabbia interi si disintegrano come fossero di sabbia, una volta sciolti in un bicchiere anche moderatamente alcolico. Bastano un paio di birre.

E’ terapeutico bere. Corri tutto il giorno, fai file infinite, ti difendi dal mondo intero e combatti. Code nel traffico, spesa, famiglia, lavoro e quando devi uscire a cena ti prende il panico, ti rifugeresti solo nel letto, unico luogo dove c’è tregua. Però una volta che si riesce ad arrivare al ristorante e ci si siede a tavola arriva il cibo che non hai dovuto cucinare, fumante, saporito e (meraviglia), servito. Un bicchiere e va già meglio. Le energie trattenute, la vita su cui fare il punto, le tante cose da dire come un fiume in piena. Tutti intorno a te cominciano a diventare interessanti e piacevoli, leggeri e leggiadri. Al terzo sei già inebriata di vita, di amore, di piacere di vivere, di sensuale euforia e balleresti tutta la notte disinibita. E’ proprio a questo punto che ci si deve fermare.

Sì, lo farei diventare obbligatorio bere terapeuticamente una volta la settimana, per darsi uno scossone, per investire un po’ nel Piacere, sentire la vita dentro di noi, risvegliarci dal torpore della quotidiana sopravvivenza, dalle regole, dai vincoli autoimposti.

Dioniso aveva capito tutto della vita: i suoi doni come l’amore, la musica, la danza, il riso, l’amore sono vitali e danno un senso alla vita che sembriamo aver dimenticato, vivendo negli eccessi (vedi i giovani) o nella rinuncia più completa (la maggior parte degli adulti di mezz’età non riesce più a rilassarsi e a divertirsi). Dioniso, o Bacco, uno degli Dei più inquietanti dell’Olimpo greco, signore dell’irrazionalità e dell’ebbrezza, originario della Tracia, dovrebbe tornare da queste parti e darsi un po’ da fare: nessuno ha più tempo, nemmeno per festeggiare, mangiare, bere e divertirsi, con il giusto equilibrio, sano e producente. Di lui resta solo l’esasperazione del suo culto, che assume carattere disordinato e culmina negli eccessi che conducono a un’estasi malata, che non serve a nessuno.

Per fortuna, dopo i nostri tranquilli rituali dionisiaci consumati ‘una tantum’ non sbraniamo animali selvatici, al massimo il compagno che abbiamo accanto con metodi più ortodossi. Avendo bevuto anche lui, ci perdonerà le intemperanze, oppure, ne beneficerà sorpreso.


http://www.italiamagazineonline.it/archives/14924/ecologia-del-vivere-dionisio

mercoledì 15 giugno 2011

Ecologia del vivere: la ‘svolta’ democratica in Italia.

di Stefania Taruffi


5829327548 db6356e2171 342x227 Ecologia del vivere: la svolta democratica in ItaliaIl referendum abrogativo è tornato in vita dopo 16 anni di morte apparente dal lontano 1974 quando, al suo esordio sul tema del divorzio, oltrepassò il quorum fino a coinvolgere l’87,7% d’italiani. Sulla scia dell’entusiasmo i cittadini hanno continuato a partecipare attivamente anche negli anni successivi, nel 1978 sulla legge Reale (ordine pubblico) e sul finanziamento ai partiti (81,2% di votanti). E ancora, nel 1981 nella campagna per difendere l’aborto (alle urne il 79,4%). Erano i tempi gloriosi dei radicali che, guidati da Marco Pannella, conducevano le loro battaglie a colpi di referendum. Poi un calo significativo che ha fatto fallire tutte le successive proposte referendarie degli anni a venire.

La causa è da ricercare in molte direzioni, dalla politica dell’astensionismo, promossa da molte parti politiche, all’eccessivo numero di quesiti proposti fino alla valanga di proposte referendarie, spesso neanche arrivate al numero di firme necessarie per l’attuazione. A nulla sono serviti scioperi della fame e forti campagne di sensibilizzazione. La cosa più preoccupante, a mio parere, era questo dilagante individualismo e un completo disinteresse dei cittadini alla partecipazione diretta in vari ambiti socio-politici. Una stagione di distacco dalla politica e dalle questioni italiane, sintomo di una democrazia in crisi d’identità e di una rassegnazione allo status quo e alle decisioni prese ‘dall’alto’ di cui nessuno si lamentava.

I giorni del 12 e 13 giugno hanno segnato la fine del torpore degli italiani, pietrificatosi nell’astensionismo, e l’improvviso risveglio del loro senso civico: sono passati i quattro quesiti su acqua, nucleare e legittimo impedimento con un’affluenza del 56,9 dei cittadini italiani alle urne. Questa volta i cittadini non hanno preferito ‘andare al mare’, o delegare i poteri politici a scegliere per loro conto. Né si sono fatti influenzare da chicchessia. A destra o a sinistra essi hanno voluto partecipare e la loro è stata una scelta consapevole, civile, democratica, vitale, forse anche un chiaro segnale di stanchezza al disinteresse, che non aiuta a risolvere problemi e talvolta porta a ritrovarsi nella direzione che non si reputa giusta, di là dalle posizioni politico-economiche. Il popolo sovrano si è espresso e ha scelto il destino di temi chiave che riguardano la gestione delle nostre risorse, così preziose e la giustizia.

La partecipazione alla vita sociale, economica e politica del proprio paese è innanzitutto un dovere dei cittadini e il chiaro sintomo di una democrazia vitale. Lo sono anche le proteste, i cortei, i dibattiti politici, tutti i contesti in cui ci sono uno scambio d’idee e valori, di qualsiasi colore politico. Il dibattito aiuta la crescita, il cambiamento. Fa parte dell’ecologia del vivere, la libertà di poter discutere, avere opinioni, scegliere.

I moti, le rivolte, le svolte in direzione della democrazia in tutto il mondo, laddove essa non vige, sono il chiaro sintomo che la partecipazione dei cittadini alla vita politica e sociale è un diritto da acquisire, ove non esiste e, laddove è acquisito da qualche tempo, un dovere da esercitare.

Questa volta, dopo tanto tempo, la maggioranza dei cittadini italiani, non ha disertato. Un bel passo in avanti. Ora i cittadini dovrebbero fare un bel passo oltre: informarsi di più, entrare nei dettagli delle problematiche del paese, delle proposte, dei programmi, studiare e capire. Per diventare cittadini ‘consapevoli’ delle scelte che hanno fatto o che andranno a fare. La conoscenza e la cultura aiutano a prendere le decisioni più equilibrate. Un ulteriore passo in avanti lo potrebbero fare proponendo concretamente qualcosa di nuovo, utile, realizzabile, concreto, attraverso una più attiva e fattiva partecipazione politica che non segua solo le logiche del potere e della spartizione, ma si prenda veramente cura delle sorti del paese. Perché il paese siamo noi.

Foto in licenza CC: Niccolò Caranti

http://www.italiamagazineonline.it/archives/14462/ecologia-del-vivere-referendum