mercoledì 23 marzo 2011

Ecologia del vivere: tra le braccia di Morfeo.

di Stefania Taruffi



Il 18 marzo si è festeggiata la Giornata mondiale del sonno, promossa su scala internazionale da WASM(World Association ofsleeping 300x200 Ecologia del vivere: tra le braccia di Morfeo Sleep Medicine). Quest’anno era dedicata agli adolescenti, per sensibilizzarli sull’importanza del sonno. Noi genitori ne siamo pienamente consapevoli osservando i nostri ragazzi: dovrebbero essere pieni di energia durante il giorno, invece si trascinano e sbadigliano a scuola, non riescono a concentrarsi e una volta arrivati a casa sprofondano stanchi su poltrone e divani. Per risvegliarsi improvvisamente davanti a internet, Facebook, ai loro cellulari o alla tv ormai sistemata in quasi tutte le loro stanze da letto. Queste ‘distrazioni’ sono fatali soprattutto la sera, quando dovrebbero andare a letto e riposarsi per recuperare le energie per il giorno dopo e invece sono sollecitati da mille input diversi che li tengono svegli. Sembrano così lontani i tempi in cui si andava a letto ‘dopo il Carosello’. Giovanissimi e adolescenti, noi tutti dovevamo sottostare a quest’odiosa regola che non ammetteva repliche. Oggi sembra impossibile e ogni sera i genitori devono lottare con il tempo che passa e ruba ore al sonno dei propri figli. Le statistiche parlano chiaro: i ragazzi sotto ai 30 anni sono spesso vittime della “sindrome da sonno insufficiente”, causata da una volontaria riduzione delle ore di sonno.

A giudicare dai dati diffusi dalla National Sleep Foundation americana in media i ragazzi delle superiori dormono un’ora e mezza in meno di quanto dovrebbero, 1 su 10 meno di 6 ore a notte. E la situazione peggiorerà, In Italia, fra una settimana, quando sposteremo in avanti le lancette di un’ora: si dormirà di meno e ne soffriremo tutti, ma soprattutto chi già non riesce a dormire abbastanza ore a notte. Ogni essere umano passa un terzo della propria vita a dormire e questo ha un effetto vitale sui rimanenti due terzi della vita. La qualità e la durata del nostro sono influiscono sulla nostra vita diurna. Non per niente la scienza ci dice che in media l’uomo ha bisogno di dormire circa otto ore per notte.

Dagli studi risulta anche che i bisogni di ciascuno variano notevolmente. Una buona notte di sonno permette di avere la mente vigile e attiva e il corpo sano e non è per niente una perdita di tempo, come molti credono. Se i programmi giornalieri sono intensi, come lo sono di certo quelli dei nostri giovani, bisognerebbe terminare la giornata con attività rilassanti che assecondino il rilassamento e l’addormentamento. Brevi letture di un libro o la preparazione per il giorno dopo. Al massimo un bel film che compromette meno la qualità del sonno, rispetto al computer o alle altre sollecitazioni. La quantità di sonno necessaria a ciascun individuo per essere vigile ed energico durante il giorno è molto soggettiva e ciascuno dovrebbe regolarsi secondo le proprie esigenze, dormendo le ore necessarie per stare in forma. Dormire non è una perdita di tempo e soprattutto ci aiuta a vivere meglio e più a lungo. Chi dorme poco è più irritabile, tende a ingrassare, soffre più facilmente di ansia o disturbi psichici, è più vulnerabile e meno efficiente ed efficace. Per non parlare dei pericoli legati alla stanchezza: i giovani sanno bene che questa può provocare seri incidenti stradali.

L’”educazione al sonno” dovrebbe essere impartita dalle famiglie ai propri figli già dai primi anni di vita, ma oggigiorno sembra una chimera. Tuttavia dobbiamo insistere, cercare di accompagnarli in questo percorso di riposo. La vita oggi ci porta così tante sollecitazioni, forse troppe. Ad un certo punto è vitale spegnere l’interruttore e farci accompagnare dalla notte nelle braccia di Morfeo. Per alcuni, me compresa, è anche un momento molto piacevole e di totale abbandono. Finalmente distesi su un buon letto, ci allontaniamo dai problemi del giorno e li rimandiamo al successivo. E finalmente, ci riposiamo.

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lunedì 14 marzo 2011

Ecologia del vivere: quella strana calma dei giapponesi.

di Stefania Taruffi


5517860068 8c41f02c21 235x300 Ecologia del vivere: quella strana calma dei giapponesiSiamo tutti agghiacciati davanti alle immagini della catastrofe giapponese che in questi giorni ci scorrono davanti su video e tv: Un terremoto di magnitudo 9 e uno tsunami tra i più devastanti della storia umana, che hanno spazzato via con una forza devastante intere città. Una catastrofe che avrebbe messo in ginocchio qualsiasi altro paese e portato disperazione tra la gente, distrutto la maggior parte dei palazzi, gettato nel panico governi e istituzioni, paralizzando il presente e il futuro di un paese. Ma non il Giappone, non i giapponesi, un popolo che è educato e cresciuto con un fortissimo senso di ‘autocontrollo’, attraverso un esercizio psicofisico costante per governare le emozioni che non devono essere mostrate in pubblico in nessun caso, sia in caso di felicità sia di tristezza. Questo popolo è unito da un forte sentimento nazionalista, da un senso di appartenenza alla collettività, al gruppo, piuttosto che alle singole individualità. Costretto a vivere su una piccola terra altamente sismica ad alta densità demografica, ha sviluppato necessariamente un modus vivendi rispettoso del prossimo, degli spazi altrui, in un contesto fortemente organizzato da regole dettagliate e minuziose per ogni situazione. Un sistema basato sulla pianificazione strategica, sul training, sulla preparazione, sul controllo, sulla prevenzione piuttosto che sulla cura, a qualsiasi livello.

D’altronde la tradizione giapponese è stata sempre orientata alla creazione di un codice comportamentale al quale attenersi. Non è un caso che una delle opere letterarie più significative tramandateci dal Giappone è statoHagakure, pubblicata nel 1906 ma composta due secoli prima. L’opera incentrata sullo spirito e il codice di condotta del samurai, ebbe ampia diffusione, e dopo la pubblicazione subì la strumentalizzazione del militarismo giapponese della prima metà del XX secolo, al punto che i kamikaze portavano con sé questo testo come ultimo compagno di morte.

Il tema principale del testo è la morte, non come semplice estinzione della vita, piuttosto nel senso psicologico dell’eliminazione dell’io. Altro non è che una raccolta di principi morali ma anche di consigli pratici, norme comportamentali, notizie storiche ed episodi esemplari di valore. Alcuni sono di natura assai spicciola (come reprimere uno sbadiglio o come licenziare un servo) e di semplice etichetta, altri invece costituiscono il nucleo delbushido cioè di quell’insieme di principi che costituì per secoli l’etica di tutto il popolo giapponese.

La conseguenza pratica di quest’etica di antico retaggio, tramandata nella tradizione dei secoli, sono gli edifici che non crollano perché costruiti con seri criteri antisismici, i generi alimentari che non finiscono, perché i giapponesi si mettono in fila senza accaparrarsi tutto a discapito degli altri. Servizi che continuano a funzionare seguendo criteri d’emergenza, peraltro già ampiamente previsti; evacuazioni che riescono perfettamente dopo tante simulazioni. Tutto questo ha salvato migliaia di vite umane e renderà possibile un’accurata pianificazione della ricostruzione . Certamente alla fine i giapponesi ne usciranno lacerati, ma certamente a testa alta, ulteriormente rafforzati, come del resto hanno sempre fatto in passato.

Foto in licenza CC: Afredoilde

martedì 8 marzo 2011

Ecologia del vivere: Semplicemente Donne.


di Stefania Taruffi


Ammettiamolo: ci piace essere festeggiate. Perché dobbiamo nasconderci dietro a un dito. D’altronde siamo nate donne ed è nella nostra natura la femminilità, che ci rende oggetto di desiderio, passione, gentilezza, riguardo, attenzioni. Allora, approfittiamone.1419163452 cf1bfabf73 225x300 Ecologia del vivere: Semplicemente Donne Prendiamoci tutti gli auguri, le mimose, le dediche, le gentilezze degli uomini. Sempre che questi arrivino! A forza di reclamare parità stiamo raffreddando anche il loro potere seduttivo-affettivo che un tempo, era anche affidato a un fiore. Poi smettiamola di lamentarci solo della mancanza di parità. Il femminismo ci avrà dato qualche legge in più, sacrosanta, ci ha aperto nuovi orizzonti e ha rimesso in gioco la nostra posizione nella società e nel mondo del lavoro. Tuttavia, sono sempre i risultati e i fatti quelli che contano: i posti di potere restano degli uomini e le donne arrancano nelle loro vite piene di troppe cose, tanto da non riuscire più a farne bene nessuna. Poche fanno carriere importanti, specie se hanno famiglia. Oppure pagano care le loro fatiche e rinunce, a danno della propria femminilità, dell’equilibrio personale o familiare. Se invece di reclamare la parità assoluta con l’uomo, impresa impossibile, avessimo chiesto maggiore tutela della famiglia, delle madri-lavoratrici, con programmazioni del lavoro in linea con le esigenze familiari, come nell’Europa settentrionale, oggi non ci troveremmo a dover delegare alle tate anche il nostro ruolo di madri. Il risultato è che non riusciamo neanche più a seguire i nostri figli, noi stesse, o il partner. Anche perché, per quanto palestrate, poche riescono ad avere l’energia fisica di un uomo. In quanto ad energie mentali invece andiamo meglio: un uomo più di un paio di problemi insieme non li regge. Noi riusciamo a far fronte a mille pensieri, problemi, necessità, risolvendone gran parte senza entrare in panico.

Insomma, siamo diversi. E’ nella natura. Non per questo siamo di meno, spesso siamo anche migliori degli uomini. Tuttavia è mio parere che non siamo e non saremo mai come loro. E in certi casi è anche meglio, visto che la maggior parte delle donne li critica continuamente. Mi domando perché dovremmo fare le stesse cose, alla stessa maniera, quando con la nostra creatività e il nostro savoir faire partoriamo stelle danzanti? Già, partoriamo. Magari lo facessero tutte le donne. Molte hanno rinunciato anche a questo grande dono, unico, solo nostro. Spesso per scelta. Guai a perdere anni di carriera, essere penalizzate nel mondo del lavoro, a livello relazionale e privato. D’altronde non ci sono ammortizzatori sociali adeguati che ci permettano di fare figli senza rinunciare al lavoro e alla gratificazione. E’ roba da ricchi. Molte donne non riescono a rinunciare alla manicure, alle borse firmate, al viaggio alle Maldive. I figli sono sacrifici e molte non sono più disposte a farne. Ci siamo così emancipate che siamo riuscite anche a cambiare i modelli comportamentali maschili. In un paese di cocchi di mamma, troviamo i maschilisti sfegatati oppure, genere in aumento, l’uomo-zerbino. Ex cacciatore ab origine, diventato in seguito preda di donne seduttrici, e di mogli isteriche e rompiscatole. Pur di non sentire lamenti, lava, stira, cucina meglio di noi e in genere ha una terribile paura di non essere all’altezza. Questo cambiamento dei modelli femminili e di conseguenza, maschili, sono spiegati in maniera perfetta dallo psicologo Franco Bolelli in “Con il cuore e con le palle”. Siamo diventate esigenti. Troppo. E gli uomini scappano disorientati per non essere inglobati in un girone infernale dal quale non ne escono più per tutta la vita. Hanno paura.

Dov’è la nostra femminilità, la capacità di ‘accogliere’, di rassicurare, di compenetrare l’uomo con le nostri doti e capacità infinite in ogni campo. Insieme saremmo una forza della natura. Eppure, siamo sempre più soli, donne e uomini. E noi, sempre più oberate di responsabilità e doveri, senza benefici concreti, se non in busta paga. Poi sui media arrivano trionfanti di gloria le cortigiane che da sempre sollazzano i potenti, solo che ora ci sono le casse di risonanza che ne amplificano le gesta. Spesso queste donne fanno carriere fulminanti, alla faccia nostra che studiamo, ci distruggiamo di lavoro e siamo anche scontente. Tutto sommato, tanto di cappello. Ci sono donne, che in passato, hanno governato il mondo dietro agli uomini potenti, usando solo le arti femminili. Forse tutto questo è da cercare nella cultura del nostro paese, piuttosto maschilista, ma anche nel nostro silenzio-assenso. Fino a poco fa nessuna protestava. Tutte in silenzio. Ora ci siamo svegliate. Lorella Zanardo, con il suo cliccatissimo Il Corpo delle donne (oltre tre milioni di contatti), è celebrata in Europa come un’eroina della nostra flebile resistenza femminista.

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Io prendo questo giorno per riflettere su un punto fondamentale: ma cosa vogliamo veramente? Qual è il modello familiare e sociale che vorremmo ottenere con l’emancipazione totale e in questo modello, noi, che ruolo vorremmo veramente avere? La faccia perversa dell’emancipazione è che queste “schiave radiose” (Lea Melandri, madre del femminismo italiano) alla fine sono più emancipate e intelligenti di tutte noi. Usano le armi della femminilità mettendo in ginocchio uomini potenti; ottengono cariche di prestigio senza titoli e selezioni; si sposano uomini ricchi e fanno figli nell’agio, senza privazioni di alcun tipo. Alcune volte poi, diventano anche imprenditrici e sono signore dell’alta società con rendite a vita, specie in caso di divorzio. Non sono un modello per la maggior parte di noi, ma sono anch’esse donne della nostra società, purtroppo, modello per molte giovanissime. La verità è che siamo ancora alla ricerca della nostra identità, di quello che vogliamo veramente. Basterebbe guardarci allo specchio: siamo uniche! E quindi almeno non lamentiamoci di essere festeggiate.

Foto in licenza CC: zac.gianna

martedì 1 marzo 2011

Ecologia del vivere: I nostri sensi. Un viaggio nei misteri olfattivi.

di Stefania Taruffi

Il profumo parla un linguaggio trasversale, che accomuna le persone più diverse. Quando attiviamo l’odorato, è come se si accendesse un sensore della nostra personalità capace anche di influenzare il cervello. Dovremmo imparare a educare l’odorato, assaporando gli aromi che incontriamo, a distinguerli, assimilarli, renderli parte integrante del nostro essere più profondo,

486338081 08aa91a4ac Ecologia del vivere: I nostri sensi. Un viaggio nei misteri olfattivirielaborarli in un’emozione. Il naso è principalmente il mezzo che ci permette di respirare ed è importante ogni tanto lasciarsi andare a un ritmo calmo, rilassato e silenzioso, in cui ascoltare il flusso del nostro respiro, lasciandoci avvolgere dalle emozioni. E sarà come riconciliarsi con il ritmo e il flusso della vita stessa. Perché il respiro è vita. E più è profondo, più lo cerchiamo dentro di noi, più riusciamo a stabilire un contatto autentico anche con il mondo esterno, rendendoci parte attiva e integrante dell’universo che ci circonda. Gli aromi, i profumi gli odori, hanno qualcosa di magico: ci trasportano dalla realtà a un mondo immaginario. Da un oggetto, alla nostra proiezione personale rielaborata dalla sensazione che quell’odore ci evoca. E accade che a volte sentendo un profumo, ci ritroviamo in veri e propri viaggi sensoriali che ci portano in una dimensione tutta nostra: alla nostra infanzia, alla persona amata, a un ricordo lontano, in luoghi sconosciuti, in sogni, in stati d’eccitazione ma anche di frustrazione, perché gli odori, non sempre sono buoni.

L’istinto, il coraggio di intraprendere sempre nuovi sentieri per esplorarne le sfumature, i misteri, gli odori, un giorno mi ha condotto per caso in un luogo che sognavo da qualche tempo, magico e misterioso, Profumum, la bottega di un maestro di profumi, ma uno vero. Uno che gira il mondo alla ricerca di materie prime rare e naturali e le sa amalgamare con tale maestria da riuscire a vendere insieme all’essenza anche un viaggio sensoriale, evocando il mistero dell’emozione che l’ha fatto nascere. Entrando in quel luogo ho ritrovato una parte di me, dando un senso al senso dei sensi: l’odorato. Là dimora il mistero olfattivo, una delle vie che conducono all’anima. Ho chiuso gli occhi e assaporato profumi. Il primo viaggio è stato in un bosco. Il maestro mi descriveva quello che io respiravo e per magia sembrava tutto vero! Ho chiuso gli occhi e affondato le mani nell’umida terra feconda, sfiorato il mistero del muschio selvaggio umettato e sfuggente, raccolto la lacrima di brina di un salice, ascoltato il respiro di un fungo solitario in un coro pulsante d’innumerevoli vite danzanti in equilibrio cosmico. Mi sono immersa nello scorrere delle linfe vitali, avvolta nelle essenze ancestrali. Il vortice di profumi mi ha ricongiunto con l’energia della Terra, con il suo cuore pulsante, con la sua potenza creatrice. La terra e la sua vita sono entrate in me ed io in loro. Un respiro denso di caffè per terminare questo viaggio e iniziarne un altro e mi sono ritrovata a solcare mari madidi di sale, respirando profumi di cedro e mirti aromatici, toccando terre lontane e irraggiungibili. Ci sa fare il maestro. Mischiati in una boccetta, non ci sono solo aromi rari, ma anche sogni. Che penetrano nel nostro naso per arrivare dritti all’anima e ai suoi desideri più nascosti.

In un mondo maleodorante in cui si sta cercando di annientare anche gli odori meravigliosi della natura, che spesso è più sintetica della plastica, come certe rose che non profumano più, ben vengano i profumi inventati e creati ad hoc, da portare addosso, discretamente, come parte integrante del nostro essere. Tuttavia, da buona ecologista e amante della natura e dei suoi doni, ritengo che non ci siano odori più buoni e autentici di quelli che solo la natura sa donarci: l’odore dell’erba tagliata, dei fiori, del mare salmastro, della quiete dopo la pioggia, della terra bagnata, della legna nel camino, delle bucce del mandarino, di un tappeto intrecciato, del tek. Per non parlare del buon cibo appena sfornato o di un buon vino corposo. Alcuni odori ci gratificano solo al sentirli. Per non parlare delle stagioni, anche quelle della vita, intrise di odori. Tra poco usciremo dall’uscio di casa e respireremo la primavera, con tutti i suoi aromi densi di speranza. Un respiro di rinascita. E ci sentiremo più vivi che mai.

http://www.italiamagazineonline.it/archives/6763/ecologia-del-vivere-nostri-sensi-3