di Stefania Taruffi
Ammettiamolo: ci piace essere festeggiate. Perché dobbiamo nasconderci dietro a un dito. D’altronde siamo nate donne ed è nella nostra natura la femminilità, che ci rende oggetto di desiderio, passione, gentilezza, riguardo, attenzioni. Allora, approfittiamone. Prendiamoci tutti gli auguri, le mimose, le dediche, le gentilezze degli uomini. Sempre che questi arrivino! A forza di reclamare parità stiamo raffreddando anche il loro potere seduttivo-affettivo che un tempo, era anche affidato a un fiore. Poi smettiamola di lamentarci solo della mancanza di parità. Il femminismo ci avrà dato qualche legge in più, sacrosanta, ci ha aperto nuovi orizzonti e ha rimesso in gioco la nostra posizione nella società e nel mondo del lavoro. Tuttavia, sono sempre i risultati e i fatti quelli che contano: i posti di potere restano degli uomini e le donne arrancano nelle loro vite piene di troppe cose, tanto da non riuscire più a farne bene nessuna. Poche fanno carriere importanti, specie se hanno famiglia. Oppure pagano care le loro fatiche e rinunce, a danno della propria femminilità, dell’equilibrio personale o familiare. Se invece di reclamare la parità assoluta con l’uomo, impresa impossibile, avessimo chiesto maggiore tutela della famiglia, delle madri-lavoratrici, con programmazioni del lavoro in linea con le esigenze familiari, come nell’Europa settentrionale, oggi non ci troveremmo a dover delegare alle tate anche il nostro ruolo di madri. Il risultato è che non riusciamo neanche più a seguire i nostri figli, noi stesse, o il partner. Anche perché, per quanto palestrate, poche riescono ad avere l’energia fisica di un uomo. In quanto ad energie mentali invece andiamo meglio: un uomo più di un paio di problemi insieme non li regge. Noi riusciamo a far fronte a mille pensieri, problemi, necessità, risolvendone gran parte senza entrare in panico.
Insomma, siamo diversi. E’ nella natura. Non per questo siamo di meno, spesso siamo anche migliori degli uomini. Tuttavia è mio parere che non siamo e non saremo mai come loro. E in certi casi è anche meglio, visto che la maggior parte delle donne li critica continuamente. Mi domando perché dovremmo fare le stesse cose, alla stessa maniera, quando con la nostra creatività e il nostro savoir faire partoriamo stelle danzanti? Già, partoriamo. Magari lo facessero tutte le donne. Molte hanno rinunciato anche a questo grande dono, unico, solo nostro. Spesso per scelta. Guai a perdere anni di carriera, essere penalizzate nel mondo del lavoro, a livello relazionale e privato. D’altronde non ci sono ammortizzatori sociali adeguati che ci permettano di fare figli senza rinunciare al lavoro e alla gratificazione. E’ roba da ricchi. Molte donne non riescono a rinunciare alla manicure, alle borse firmate, al viaggio alle Maldive. I figli sono sacrifici e molte non sono più disposte a farne. Ci siamo così emancipate che siamo riuscite anche a cambiare i modelli comportamentali maschili. In un paese di cocchi di mamma, troviamo i maschilisti sfegatati oppure, genere in aumento, l’uomo-zerbino. Ex cacciatore ab origine, diventato in seguito preda di donne seduttrici, e di mogli isteriche e rompiscatole. Pur di non sentire lamenti, lava, stira, cucina meglio di noi e in genere ha una terribile paura di non essere all’altezza. Questo cambiamento dei modelli femminili e di conseguenza, maschili, sono spiegati in maniera perfetta dallo psicologo Franco Bolelli in “Con il cuore e con le palle”. Siamo diventate esigenti. Troppo. E gli uomini scappano disorientati per non essere inglobati in un girone infernale dal quale non ne escono più per tutta la vita. Hanno paura.
Dov’è la nostra femminilità, la capacità di ‘accogliere’, di rassicurare, di compenetrare l’uomo con le nostri doti e capacità infinite in ogni campo. Insieme saremmo una forza della natura. Eppure, siamo sempre più soli, donne e uomini. E noi, sempre più oberate di responsabilità e doveri, senza benefici concreti, se non in busta paga. Poi sui media arrivano trionfanti di gloria le cortigiane che da sempre sollazzano i potenti, solo che ora ci sono le casse di risonanza che ne amplificano le gesta. Spesso queste donne fanno carriere fulminanti, alla faccia nostra che studiamo, ci distruggiamo di lavoro e siamo anche scontente. Tutto sommato, tanto di cappello. Ci sono donne, che in passato, hanno governato il mondo dietro agli uomini potenti, usando solo le arti femminili. Forse tutto questo è da cercare nella cultura del nostro paese, piuttosto maschilista, ma anche nel nostro silenzio-assenso. Fino a poco fa nessuna protestava. Tutte in silenzio. Ora ci siamo svegliate. Lorella Zanardo, con il suo cliccatissimo Il Corpo delle donne (oltre tre milioni di contatti), è celebrata in Europa come un’eroina della nostra flebile resistenza femminista.
inIo prendo questo giorno per riflettere su un punto fondamentale: ma cosa vogliamo veramente? Qual è il modello familiare e sociale che vorremmo ottenere con l’emancipazione totale e in questo modello, noi, che ruolo vorremmo veramente avere? La faccia perversa dell’emancipazione è che queste “schiave radiose” (Lea Melandri, madre del femminismo italiano) alla fine sono più emancipate e intelligenti di tutte noi. Usano le armi della femminilità mettendo in ginocchio uomini potenti; ottengono cariche di prestigio senza titoli e selezioni; si sposano uomini ricchi e fanno figli nell’agio, senza privazioni di alcun tipo. Alcune volte poi, diventano anche imprenditrici e sono signore dell’alta società con rendite a vita, specie in caso di divorzio. Non sono un modello per la maggior parte di noi, ma sono anch’esse donne della nostra società, purtroppo, modello per molte giovanissime. La verità è che siamo ancora alla ricerca della nostra identità, di quello che vogliamo veramente. Basterebbe guardarci allo specchio: siamo uniche! E quindi almeno non lamentiamoci di essere festeggiate.
Foto in licenza CC: zac.gianna
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